La scultura gotica
Oltre all’architettura, una delle altre arti cosiddette maggiori dove il gusto gotico ebbe una grandissima influenza è la scultura, tanto da diventare in questo periodo un linguaggio autonomo, seppur strettamente legato, all’architettura. E proprio come l’architettura anche per quanto riguarda la scultura la novità gotica muove i suoi passi a partire da quanto già sviluppato nel periodo precedente romanico come la monumentalità, la centralità della figura umana e il recupero di una voluminosità e una plasticità che danno maggiore tridimensionalità alle opere. Resta anche in questa fase il suo ruolo narrativo, ossia la sua funzione didascalica che le permetteva di istruire i fedeli analfabeti (che erano all’epoca un numero molto rilevante). Funzione che condivideva, come abbiamo detto anche in altre occasioni, con la pittura.
Ma oltre agli elementi di continuità ci sono anche delle differenze sostanziali che segnano una cesura evidente tra scultura di periodo romanico e gotico a partire dal fatto che, a differenza di quella romanica che quasi funge esclusivamente da decorazione e accompagnamento dell’architettura, quella gotica diventa un oggetto maggiormente autonomo.
Un altro elemento innovativo riguarda i soggetti che la scultura gotica mette in scena: non soltanto storie tratte dalla storia sacra, ma anche scene di vita quotidiana (come la rappresentazione dei mestieri e dei lavori agricoli), le allegorie dei mesi o le rappresentazioni astrologiche.
Cambiamenti li vediamo anche per quello che riguarda lo stile delle figure: vediamo una ricerca di sempre maggiore naturalismo nella resa dei volti e dei movimenti che tendono ad assumere una maggiore espressività. Notiamo anche una certa tendenza, in qualche modo simile a quanto abbiamo visto nell’architettura, ad allungare e slanciare le figure, tanto che si arriva a parlare di statue-colonna proprio per questa quasi esasperata verticalità. Bisogna però considerare anche il fatto che le figure sono ancora stereotipate con disposizioni e pose ancora sostanzialmente fisse e ripetitive.
Per fare un esempio che renda bene l’idea di quanto stiamo dicendo possiamo guardare alla gruppo scultoreo dell’annunciazione e della visitazione posti nel portale centrale della facciata Ovest della cattedrale di Reims in Francia. Si tratta di due coppie di statue l’una affianco all’altra di cui il primo gruppo precede il secondo di circa 25 anni e ci permette quindi di osservare l’evoluzione stilistica del gotico tra il 1250 e il 1250. Già dal primo sguardo possiamo notare un forte senso plastico che porta le figure a emergere potentemente dall’architettura di sfondo. Emerge poi bene anche la maggior cura nella resa naturalistica delle figure, che si vede bene soprattutto nell’angelo dell’annunciazione il cui volto sorridente al pari della posa colpiscono per la sua spontaneità. Quello che emerge anche chiaramente è il riferimento alla scultura classica (in particolare romana) a cui soprattutto le due statue della visitazione sembrano rifarsi.
Le novità della scultura gotica si fecero sentire anche nel nostro paese dove, anche per il forte influsso che l’arte classica ha sempre avuto, la nuova naturalezza gotica ebbe un enorme successo. Tra i più importanti scultori di questo periodo abbiamo Benedetto Antelami e i fratelli Nicola e Giovanni Pisano.
Se Antelami è stato lo scultore simbolo del passaggio dal romanico al gotico i Pisano rappresentano pienamente il nuovo gusto. Nicola Pisano, padre di Giovanni, nacque in Puglia nei primi decenni del 1200 ma presto si sposterà in Toscana (e in particolare a Pisa da cui deriva il nome Pisano) dove realizzerà la gran parte del suo lavoro, spesso aiutato dal figlio Giovanni. Oltre a realizzare il battistero di Pisa troviamo suoi lavori nel duomo di Siena, e di Lucca, ma anche a Bologna e in Umbria dove tra il 1275 e il 1278 realizza la meravigliosa Fontana Maggiore di Perugia, una delle prime grandi fontane monumentali del paese.
Si tratta di un pulpito (ossia quella piattaforma spesso rialzata dal quale il prete compie la predicazione) a pianta ottagonale sorretto da 9 colonne corinzie originariamente anch’esse in marmo successivamente rimpiazzate da colonne in diaspro, 8 delle quali si appoggiano su sculture rappresentanti leoni e leonesse, mentre sotto quella centrale troviamo la rappresentazione allegorica delle sette arti liberali (grammatica, retorica, dialettica; aritmetica, geometria, musica, astronomia) a cui si aggiunge anche la filosofia. La scelta di rappresentare queste discipline è giustificata dal fatto che esse, in quanto arti nobili, sono in grado di elevare l’uomo verso Dio. Sopra le colonne, in corrispondenza degli spigoli dell’ottagono, troviamo rappresentate figure sedute allegorie delle virtù. Dai capitelli inoltre partono archetti a tutto sesto trilobati nei cui pennacchi troviamo coppie di figure a rilievo rappresentanti profeti ed evangelisti (riconoscibili per i loro simboli: leone, toro, aquila e angelo). Sui sette pannelli sovrastanti (l’ottavo lato è aperto per permettere l’accesso al pulpito) sono rappresentate altrettante scene tratte dalla storia della vita di Gesù e dal giudizio universale. I rilievi delle lastre sono fitti di personaggi, ognuno di quali mostra una maggiore ricerca di caratterizzazione rispetto all’idealizzazione tipica del periodo romanico precedente. I personaggi sono espressivi e i loro gesti sono più liberi e collaborano a dare un netto senso di dinamiso. Sugli spigoli, a fare da elementi d’unione tra le varie lastre in una sorta di narrazione continua, troviamo dei rilevi (anche se sembrano quasi dei tuttotondi), raffiguranti, tra gli altri soggetti, la Madonna, Cristo e San Paolo.
Realizzato nel primo decennio del XIV sec. per andare a sostituire il pulpito precedente, alla fine del ‘500 per poterlo restaurare dopo un incendio che aveva colpito duramente il Duomo di Pisa, venne smontato e i suoi pezzi conservati separati. Solo nel 1926 si decise di ricomporlo ma non avendo una documentazione precisa di come dovesse apparire originariamente venne ricostruito basandosi sulle descrizioni dei visitatori (non siamo quindi sicuri che la composizione sia perfettamente fedele all’originale). Pur essendo il pulpito ottagonale la scelta di Giovanni Pisano di curvare leggermente le lastre decorative della balaustra ha permesso di dare la sensazione di trovarsi di fronte a un’opera quasi circolare. Le scene che su questi pannelli vengono scolpite ad alto rilievo sono tratte, come nel pulpito del duomo di Siena, dalle storie della vita di Gesù e dal giudizio universale. A collegare le varie lastre, e in connessione tematica con esse, troviamo delle statuette quasi a tuttotondo rappresentanti apostoli, profeti e angeli. Il rilievo di questi pannelli sono scolpiti ad altissimo rilievo, con figure che escono possentemente dalla pietra grazie anche a un forte effetto di chiaro scuro. A sorreggere l’importante struttura troviamo 9 sostegni (8 ai vari angoli e uno al centro) di cui 4 colonne in porfido (di cui alcune appoggiate su leoni stilofori) donate da Mussolini al tempo del ri-assemblamento dell’opera, e i restanti composti da cariatidi e telamoni. Dai capitelli corinzi di questi sostegni si aprono delle mensole decorate a volute molto raffinate che sostituiscono i soliti archetti. Al centro di queste mensole troviamo inoltre delle statuette rappresentati le Sibille che annunciano la venuta di Gesù. Sulla base della struttura inoltre troviamo un cartiglio nel quale si riporta il nome dell’autore e in cui ci viene detto anche che lo scultore non ebbe nessun aiuto nel realizzare quest’immensa opera. Quello che colpisce dell’opera è l’organicità e la coerenza del suo apparato decorativo che si unisce in tutto armonico veramente eccezionale. Da notare anche la profonda eleganza dell’opera e la raffinatezza degli elementi decorativi riflesso di una grande capacità scultorea del Pisano.
Ma oltre agli elementi di continuità ci sono anche delle differenze sostanziali che segnano una cesura evidente tra scultura di periodo romanico e gotico a partire dal fatto che, a differenza di quella romanica che quasi funge esclusivamente da decorazione e accompagnamento dell’architettura, quella gotica diventa un oggetto maggiormente autonomo.
Un altro elemento innovativo riguarda i soggetti che la scultura gotica mette in scena: non soltanto storie tratte dalla storia sacra, ma anche scene di vita quotidiana (come la rappresentazione dei mestieri e dei lavori agricoli), le allegorie dei mesi o le rappresentazioni astrologiche.
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| Il Tentatore e le Vergini folli, 1276 ca. Strasburgo, Cattedrale di Notre-Dame, portale destro. |
Per fare un esempio che renda bene l’idea di quanto stiamo dicendo possiamo guardare alla gruppo scultoreo dell’annunciazione e della visitazione posti nel portale centrale della facciata Ovest della cattedrale di Reims in Francia. Si tratta di due coppie di statue l’una affianco all’altra di cui il primo gruppo precede il secondo di circa 25 anni e ci permette quindi di osservare l’evoluzione stilistica del gotico tra il 1250 e il 1250. Già dal primo sguardo possiamo notare un forte senso plastico che porta le figure a emergere potentemente dall’architettura di sfondo. Emerge poi bene anche la maggior cura nella resa naturalistica delle figure, che si vede bene soprattutto nell’angelo dell’annunciazione il cui volto sorridente al pari della posa colpiscono per la sua spontaneità. Quello che emerge anche chiaramente è il riferimento alla scultura classica (in particolare romana) a cui soprattutto le due statue della visitazione sembrano rifarsi.
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| Gruppo scultoreo de l'Annunciazione e della Visitazione, Cattedrale di Remis |
Le novità della scultura gotica si fecero sentire anche nel nostro paese dove, anche per il forte influsso che l’arte classica ha sempre avuto, la nuova naturalezza gotica ebbe un enorme successo. Tra i più importanti scultori di questo periodo abbiamo Benedetto Antelami e i fratelli Nicola e Giovanni Pisano.
Una delle sue opere più note è sicuramente la deposizione. Si tratta di un bassorilievo inciso su una lastra di marmo che doveva un tempo far parte di un pulpito ma che ora si trova murato nel transetto del Duomo di parma. La datazione, come il nome dell’artista, sono presenti nell’opera dove infatti leggiamo: «Nell’anno 1178 (mese di aprile) uno scultore realizzò (quest’opera); questo scultore fu Benedetto detto Antelami» Il tema è uno di quelli che, nel giro di pochi anni, sarebbero diventati molto frequenti nell’arte sacra e rappresenta il momento più drammatico della passione di Cristo con il corpo morto del figlio di Dio che viene portato giù da una croce che pare essere fatta di grezzi tronchi d’albero da Nicodemo e Giuseppe d’Arimatea. Ai finachi della croce troviamo poi due angeli che sembrano quasi atterrare sulla folla. La deposizione di Cristo inoltre, posta al centro della lastra, sembra quasi dividere perfettamente in due la scena. Questa divisione non è casuale visto che i personaggi posti sulla nostra destra, e osservati dall’alto da una testa inserita in un clipeo floreale che rappresenta la luna, sono personaggi negativi, mentre quelli alla nostra sinistra, illuminati dal sole simboleggiato da un’altra testa clipeata, sono quelli positivi. Tra i primi troviamo la personificazione della sinagoga mentre abbassa la testa spinta da uno degli angeli e alcuni soldati romani, mentre tra i personaggi positivi risultano tra gli altri la Madonna, la personificazione della chiesa, San Giovanni e Maria maddalena. La composizione, visivamente, si basa tutta sull’alternarsi di linee verticali e orizzontali, con una forte geometricità che si chiude dalla croce stessa. Si può notare in questo rilievo sia l’influenza forte del gusto classico (a partire dalle teste clipeate) che uno spiccato senso decorativo che cogliamo nella cura dei dettagli a partire dai panneggi delle figure. Tutta la scena è inoltre inserita all’interno di una cornice bidimensionale a girali floreali di chiara ispirazione classica.
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| Deposizione di Benedetto Antelami, 1178, Duomo di Parma |
Se Antelami è stato lo scultore simbolo del passaggio dal romanico al gotico i Pisano rappresentano pienamente il nuovo gusto. Nicola Pisano, padre di Giovanni, nacque in Puglia nei primi decenni del 1200 ma presto si sposterà in Toscana (e in particolare a Pisa da cui deriva il nome Pisano) dove realizzerà la gran parte del suo lavoro, spesso aiutato dal figlio Giovanni. Oltre a realizzare il battistero di Pisa troviamo suoi lavori nel duomo di Siena, e di Lucca, ma anche a Bologna e in Umbria dove tra il 1275 e il 1278 realizza la meravigliosa Fontana Maggiore di Perugia, una delle prime grandi fontane monumentali del paese.
L’opera che forse meglio rappresenta lo stile e il gusto di Nicola Pisano è il monumentale pulpito in marmo di Carrara del duomo di Siena, realizzato tra il 1265 e il 1268. Inizialmente ritenuto opera del figlio grazie alla ricerca di archivio si è potuto stabilire con certezza l’attribuzione a Nicola, riconoscendo a Giovanni un contributo importante insieme agli altri aiutanti del padre tra i quali ci fu anche Arnolfo di Cambio.
| Dettaglio del pulpito del Duomo di Siena di N. Pisano |
Si tratta di un pulpito (ossia quella piattaforma spesso rialzata dal quale il prete compie la predicazione) a pianta ottagonale sorretto da 9 colonne corinzie originariamente anch’esse in marmo successivamente rimpiazzate da colonne in diaspro, 8 delle quali si appoggiano su sculture rappresentanti leoni e leonesse, mentre sotto quella centrale troviamo la rappresentazione allegorica delle sette arti liberali (grammatica, retorica, dialettica; aritmetica, geometria, musica, astronomia) a cui si aggiunge anche la filosofia. La scelta di rappresentare queste discipline è giustificata dal fatto che esse, in quanto arti nobili, sono in grado di elevare l’uomo verso Dio. Sopra le colonne, in corrispondenza degli spigoli dell’ottagono, troviamo rappresentate figure sedute allegorie delle virtù. Dai capitelli inoltre partono archetti a tutto sesto trilobati nei cui pennacchi troviamo coppie di figure a rilievo rappresentanti profeti ed evangelisti (riconoscibili per i loro simboli: leone, toro, aquila e angelo). Sui sette pannelli sovrastanti (l’ottavo lato è aperto per permettere l’accesso al pulpito) sono rappresentate altrettante scene tratte dalla storia della vita di Gesù e dal giudizio universale. I rilievi delle lastre sono fitti di personaggi, ognuno di quali mostra una maggiore ricerca di caratterizzazione rispetto all’idealizzazione tipica del periodo romanico precedente. I personaggi sono espressivi e i loro gesti sono più liberi e collaborano a dare un netto senso di dinamiso. Sugli spigoli, a fare da elementi d’unione tra le varie lastre in una sorta di narrazione continua, troviamo dei rilevi (anche se sembrano quasi dei tuttotondi), raffiguranti, tra gli altri soggetti, la Madonna, Cristo e San Paolo.
Giovanni Pisano attivo nella seconda metà del 1200 e nei primi decenni del secolo successivo fu il figlio e, fin adolescente, anche l’apprendista del padre Nicola. Attivo particolarmente in Toscana, tra Pisa, Siena e Pistoia ed è considerato uno dei più importanti artisti del XIII sec. Tra le sue opere una delle più note e importanti è il pulpito del Duomo di Pisa.
| Dettaglio di una delle lastre del pulpito del Duomo di Pisa |
Realizzato nel primo decennio del XIV sec. per andare a sostituire il pulpito precedente, alla fine del ‘500 per poterlo restaurare dopo un incendio che aveva colpito duramente il Duomo di Pisa, venne smontato e i suoi pezzi conservati separati. Solo nel 1926 si decise di ricomporlo ma non avendo una documentazione precisa di come dovesse apparire originariamente venne ricostruito basandosi sulle descrizioni dei visitatori (non siamo quindi sicuri che la composizione sia perfettamente fedele all’originale). Pur essendo il pulpito ottagonale la scelta di Giovanni Pisano di curvare leggermente le lastre decorative della balaustra ha permesso di dare la sensazione di trovarsi di fronte a un’opera quasi circolare. Le scene che su questi pannelli vengono scolpite ad alto rilievo sono tratte, come nel pulpito del duomo di Siena, dalle storie della vita di Gesù e dal giudizio universale. A collegare le varie lastre, e in connessione tematica con esse, troviamo delle statuette quasi a tuttotondo rappresentanti apostoli, profeti e angeli. Il rilievo di questi pannelli sono scolpiti ad altissimo rilievo, con figure che escono possentemente dalla pietra grazie anche a un forte effetto di chiaro scuro. A sorreggere l’importante struttura troviamo 9 sostegni (8 ai vari angoli e uno al centro) di cui 4 colonne in porfido (di cui alcune appoggiate su leoni stilofori) donate da Mussolini al tempo del ri-assemblamento dell’opera, e i restanti composti da cariatidi e telamoni. Dai capitelli corinzi di questi sostegni si aprono delle mensole decorate a volute molto raffinate che sostituiscono i soliti archetti. Al centro di queste mensole troviamo inoltre delle statuette rappresentati le Sibille che annunciano la venuta di Gesù. Sulla base della struttura inoltre troviamo un cartiglio nel quale si riporta il nome dell’autore e in cui ci viene detto anche che lo scultore non ebbe nessun aiuto nel realizzare quest’immensa opera. Quello che colpisce dell’opera è l’organicità e la coerenza del suo apparato decorativo che si unisce in tutto armonico veramente eccezionale. Da notare anche la profonda eleganza dell’opera e la raffinatezza degli elementi decorativi riflesso di una grande capacità scultorea del Pisano.




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