Giotto: le storie di S. Francesco
Si sa poco anche della sua prima formazione, si ipotizza che cominciò ad andare in bottega molto giovane, già nel 1280, e fu allievo dell’altro grande pittore dell’epoca: Cimabue. È però una bufala il racconto tramandato dalla tradizione per cui Cimabue si sarebbe reso conto dell’abilità dell’allievo vedendolo disegnare una delle pecore che stava pascolando. Un’altra leggenda che ruota intorno alla vita di Giotto è quella raccontata da Vasari secondo cui Giotto sarebbe stato capace di realizzare una circonferenza perfetta.
Sul finire degli anni ’80 Giotto è a Roma mentre negli anni ’90 lo troviamo in Umbria, in particolare ad Assisi, dove partecipa alla decorazione della Chiesa Superiore della Basilica di S. Francesco. Successivamente lo troviamo a Padova dove si occuperà di affrescare la cappella della famiglia Scrovegni. Negli anni successivi Giotto girerà per la penisola tra Roma, Firenze, Napoli e Milano, e si dice anche che sarebbe stato persino ad Avignone. Di questo soggiorno, però, non abbiamo tracce documentali. Già a suo tempo Giotto era considerato tra i grandi nomi della pittura, tanto che sia Boccaccio che Dante lo citano, ed elogiano, nelle loro opere (rispettivamente nel Decameron e nel Purgatorio).
Sul finire degli anni ’80 Giotto è a Roma mentre negli anni ’90 lo troviamo in Umbria, in particolare ad Assisi, dove partecipa alla decorazione della Chiesa Superiore della Basilica di S. Francesco. Successivamente lo troviamo a Padova dove si occuperà di affrescare la cappella della famiglia Scrovegni. Negli anni successivi Giotto girerà per la penisola tra Roma, Firenze, Napoli e Milano, e si dice anche che sarebbe stato persino ad Avignone. Di questo soggiorno, però, non abbiamo tracce documentali. Già a suo tempo Giotto era considerato tra i grandi nomi della pittura, tanto che sia Boccaccio che Dante lo citano, ed elogiano, nelle loro opere (rispettivamente nel Decameron e nel Purgatorio).
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| Cappella degli Scrovegni, Padova |
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| Chiesa superiore della Basilica di S. Francesco d'Assisi |
Una delle prime opere di Giotto fu la decorazione della Chiesa superiore della Basilica di S. Francesco d’Assisi a cui lavora affiancando il maestro Cimabue che si stava occupando di affrescare il transetto e il coro con scene tratte dalla Bibbia e dalla vita della Vergine. In questo ciclo di affreschi emerge con forza tutta la novità dello stile di Giotto.
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Giotto, San Francesco dona il mantello a un povero |
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| Giotto, Rinuncia agli averi |
Un’altra scena degna di nota, anch’essa estremamente famosa, è senza ombra di dubbio La rinuncia agli averi, dove S. Francesco si spoglia (letteralmente) dei suoi ricchi abiti, e tramite essi delle sue ricchezze materiali, restituendole al vecchio padre di fronte a lui. Un gesto non solo dalla carica simbolica fortissima, ma che porta con sé anche un senso più profondo. Rinunciare agli averi significava anche rinunciare alla paternità biologica a favore di quella divina del Padre con la P maiuscola. Anche in questo caso troviamo una scena costruita sulla base di una rigida scansione geometrica dello spazio il cui centro, però, è stranamente vuoto. Tornando alla distribuzione degli spazi troviamo, in primo piano, la coppia composta da S. Francesco sulla destra e il padre sulla sinistra. Il Santo, nel suo gesto di rinuncia agli averi materiali, alza le braccia verso il cielo andando in questo modo a sovrapporre il suo gesto con una delle diagonali del dipinto. Anche lo sguardo di Francesco è rivolto verso l’alto, a cercare con gli occhi il Padre divino, che spunta nel cielo vicino all’edificio sulla sinistra, rappresentato come una semplice mano benedicente (siamo ancora nel periodo in cui non si è riusciti a stabilire una volta per tutte come rappresentare la divinità di Dio). Dall’altro lato rispetto al santo troviamo il padre di Francesco che con un braccio regge le vesti del figli mentre l’altro viene trattenuto (forse per evitare che desse sfogo a un gesto di rabbia) da un personaggio di cui non conosciamo l’identità. Da notare come questo braccio ricalca perfettamente l’altra diagonale rispetto a quella che passa dalle braccia del figlio. Dietro ai due protagonisti troviamo due gruppi di persone che vanno a sottolineare ulteriormente la frattura che questa decisione comporta nella vita di Francesco. Dietro al santo infatti troviamo il vescovo di Asissi e tre chierici, dietro il padre invece troviamo i parenti del santo e il notabilato della città. A chiudere lo spazio troviamo sullo sfondo due architetture, quella di sinistra che allude a un palazzo civile, mentre quella a destra che dà invece l’idea di essere una costruzione sacra. Come anche per Il dono del mantello anche qui troviamo un cielo di un azzurro intenso (anche se oggi risulta particolarmente rovinato) che fa da fondale a tutta la scena.




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