Il fallimentare golpe Borghese

Siamo nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970, l’Italia è nel pieno degli anni di piombo. In quella notte però succede qualcosa: un ex militare fascista comandante della temuta flotta della decima mas, nonché primo presidente del Movimento Sociale Italiano, ha organizzato un colpo di stato. Il tentativo di sovvertire l’ordine non andò a buon fine, e l’organizzatore del golpe fuggì in Spagna per evitare la cattura. Stiamo parlando del golpe Borghese



Il nome dato a questo fallimentare colpo di stato deriva da Junio Valerio Borghese l’organizzatore del colpo di stato. Da sempre legato al mondo dell’estrema destra fascista prima, e missina dopo, Borghese iniziò a organizzare il colpo di stato a partire dal 1969, attraverso la creazione di un’organizzazione paramilitare chiamata Fronte Nazionale, che costruì presto legami con alcune organizzazioni estremiste come Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale e con alcuni ambienti delle forze armate e dei vertici dei ministeri.

Stando a quanto emerso dalla relazioni della «Commissione parlamentare d'inchiesta sul terrorismo in Italia e sulle cause della mancata individuazione dei responsabili delle stragi», oggi resa pubblica, il piano di Junio Valerio Borghese prevedeva l’occupazione di del Ministero dell'Interno, del Ministero della difesa, delle sedi Rai e dei mezzi di telecomunicazione a partire dalla radio e dalle linee telefoniche. A questa occupazione coatta sarebbe seguita la lettura da parte di Borghese stesso, di un comunicato a reti unificate:

«Italiani, l'auspicata svolta politica, il lungamente atteso colpo di Stato ha avuto luogo. La formula politica che per un venticinquennio ci ha governato, e ha portato l'Italia sull'orlo dello sfacelo economico e morale ha cessato di esistere. […]. Le forze armate, le forze dell'ordine, gli uomini più competenti e rappresentativi della nazione sono con noi; mentre, d'altro canto, possiamo assicurarvi che gli avversari più pericolosi […] sono stati resi inoffensivi. […] Soldati di terra, di mare e dell'aria, Forze dell'Ordine, a voi affidiamo la difesa della Patria e il ristabilimento dell'ordine interno.”

Oltre a questo proclama nelle carte sequestrate a Borghese si trovò anche un prima bozza di programma di governo, nella quale si ribadisce l’adesione dell’Italia al Patto Atlantico, si proponeva una più stretta collaborazione con Portogallo, Spagna e Grecia (paesi all’epoca retti da dittature militari) e la richiesta di ingenti prestiti da parte degli Stati Uniti per rilanciare l’economia italiana che in quel momento viveva una situazione di crisi. In cambio, per ottenere questi prestiti, il nostro paese si sarebbe offerto di mandare soldati per aiutare gli alleati USA nella guerra in Vietnam.

Nella notte del 7 dicembre 1970 il golpe ebbe inizio con il nome di operazione "Tora Tora" in ricordo dell’attacco giapponese a Pearl Harbor durante la Seconda Guerra Mondiale. Alcuni militanti del Fronte Nazionale entrarono nel Ministero degli Interni, rubando armi e munizioni dall’armeria del Viminale. Altri gruppi si appostarono nei pressi del ministero della Difesa e della sede Rai di Roma. Mobilitazioni, sempre stando a quanto emerso dalla commissione parlamentare d’inchiesta, si ebbero anche in altre parti d’Italia come a Venezia, Reggio Calabria, Umbria e Toscana.

Ma come mai, se tutto era pronto, improvvisamente il colpo di stato venne annullato?

Sulle motivazioni che portarono Borghese ad annullare tutto si è dibattuto molto. Chi ha dato la colpa alla pioggia battente, chi disse che invece la colpa era da far risalire al mancato sostegno da parte di alcuni militari del Ministero della Difesa che avrebbero dovuto aprire le porte del dicastero ai golpisti. Secondo le ricostruzioni ufficiali però le motivazioni reali dietro questo stop all’ultimo momento va motivata con il mancato sostegno dell’arma dei Carabinieri e, soprattutto, l’opposizione dei servizi segreti americani e italiani, i quali avrebbero però sfruttato il tentato golpe come monito in funzione anticomunista

Di tutto questo gli italiani rimasero a lungo inconsapevoli. All’indomani del golpe infatti il governo e le istituzioni statali decisero di non parlarne e di minimizzare il tutto. Del golpe si iniziò a parlare infatti soltanto tre mesi dopo, quando il 17 marzo 1971 il quotidiano Paese Sera uscì con il titolo: “Scoperto piano di estrema destra”. Fu da quel momento partirono i primi provvedimenti di arresto e si avviarono i primi filoni di indagine che si conclusero anni dopo con un nulla di fatto in quanto la Cassazione assolse gli indagati sostenendo che il tentativo eversivo era riconducibile a un "conciliabolo di quattro o cinque sessantenni". Non tutti però sono d’accordo su questa lettura, molti infatti, anche visto quanto emerso successivamente ritengono il golpe Borghese come una delle più gravi minacce alla democrazia italiana.

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