Il Rinascimento

A partire dal Quattrocento in Italia si sviluppa una ricchissima stagione letteraria, artistica, filosofica e scientifica che prenderà il nome di Rinascimento. Fu già il famoso biografo degli artisti Giorgio Vasari a parlare per la prima volta di “rinascita” per riferirsi alle novità artistiche introdotte da Cimabue prima e Giotto poi e che andavano a segnare un cambio di passo importante rispetto al Medioevo (chiamato anche “età di mezzo”) che aveva segnato un periodo oscuro rispetto alla grandezza della classicità.




Il termine “Rinascimento” vero e proprio però arriva molto più tardi e si sviluppa a partire dalla pubblicazione nel 1860 di un saggio dello studioso svizzero Jacob Burckhardt dal titolo La civiltà del Rinascimento in Italia. Data simbolo di questa fase di sviluppo artistico è il 1401, quando l’Arte dei Mercanti di Firenze (una delle corporazioni più importanti della città) bandì il concorso per la realizzazione della seconda porta, anche detta porta Nord, del battistero cittadino. Al concorso parteciparono, tra gli altri, Lorenzo Ghiberti – che risulterà (non senza polemiche) il vincitore – e Filippo Brunelleschi. Il concorso prevedeva la realizzazione di una formella polilobata in bronzo dorato nella quale fosse riprodotta la scena tratta dall'Antico Testamento del sacrificio di Isacco. Se la formella del Ghiberti faceva emergere una grande capacità tecnica, un equilibrio compositivo e un’assenza però di pathos dei personaggi la formella del Brunelleschi mostra una molto maggiore drammaticità (si veda ad esempio il tentativo di Isacco di svincolarsi dalla presa del padre o l’angelo che blocca la mano di Abramo) e una grande vividezza comunicativa.

Filippo Brunelleschi, Sacrificio di Isacco

La ricerca di perfezione del Ghiberti si inserisce quindi perfettamente nella tradizione gotica mentre all’interno del lavoro del Brunelleschi, con un accenno di prospettiva e una maggiore attenzione per l’aspetto umano e sentimentale dei personaggi, si vedono in seme alcuni degli elementi che saranno distintivi del nuovo gusto rinascimentale.

Lorenzo Ghiberti, Sacrificio di Isacco

Tornando a noi, come avevamo accennato precedentemente il Rinascimento è un fenomeno che nasce a Firenze (all’epoca guidata dalla ricca famiglia dei Medici che diventerà uno dei più importanti committenti del periodo), in un periodo molto difficile per la nostra penisola, se non tanto dal punto di vista culturale quanto soprattutto da quello politico. A causa della specifica condizione che il nostro paese viveva, esso era caratterizzato da una forte frammentazione con la presenza di tanti piccoli stati. Condizione che se da un punto di vista politico ha portato a tante difficoltà (a partire dalla incapacità di opporsi alle potenze straniere) ha invece rappresentato una ricchezza dal punto di vista culturale con la nascita di tanti centri artistici lungo tutto lo stivale. D'altro canto, il gran numero di signorie che dominavano l'Italia portò con sé un notevole sviluppo artistico. I vari signori, infatti, si dedicarono con grande zelo alla costruzione del proprio prestigio personale e familiare, utilizzando spesso l'arte come strumento di potere. L'arte stessa divenne anche un mezzo di politica estera, con i principi italiani che sfruttarono la ricchezza della produzione artistica nazionale per fare doni ai potentati stranieri. Il mecenatismo che ne derivò aveva quindi soprattutto una funzione politica, poiché si rivelò la strategia più efficace e diffusa per manifestare il potere delle signorie, coinvolgendo tutti gli artisti attivi in quel periodo. Nel corso del XV secolo quindi le città italiane vissero una fase di straordinario sviluppo, arricchendosi di monumenti e avviando significativi rinnovamenti urbanistici, che trasformarono i vecchi centri medievali in splendide città rinascimentali.


Situazione italiana nel 1494

Alla base di questo periodo di rinascita e di grande produzione culturale c’era anche la convinzione da parte dei dotti italiani di essere discendenti, e di conseguenza custodi, della tradizione classica greco-romana, un periodo molto esaltato, soprattutto se messo a confronto con la barbarie e la decadenza del Medioevo. Il rinascimento nasce quindi sulle ceneri del mondo classico di cui si prefigge di riportarne alla luce i modelli. Caratteristica distintiva del Rinascimento è quindi l’interesse per le forme artistiche della classicità a cui si somma la centralità dell’uomo, considerato come colui che con le sue capacità, con la sua ragione, viene posto al centro del mondo e visto come capace di conoscere ciò che lo circonda e di costruirsi il proprio destino in quella filosofia di pensiero nota come umanesimo. Questa riscoperta dell’antichità greco-romana è stata facilitata anche dalla presenza di numerosi dotti di origine greca e bizantina che si trasferirono nel corso del tempo in Italia, in particolare intorno al 1453 quando Costantinopoli venne presa dai Turchi ponendo così fine all’Impero Romano d’Oriente. Caratteristica di queto periodo è quindi come abbiamo detto la riscoperta del passato classico, che non va però intesa come una semplice imitazione ma più che altro un trarre ispirazione per creare qualcosa di nuovo e di diverso, quasi a voler non solo raggiungere i grandi maestri greco-romani, ma anche superarli. Ed è proprio approcciandosi all’arte classica che ci si rende conto come il suo obiettivo fosse la mimesis, ossia la copia della natura (l’arte greco-romana è infatti sempre stata caratterizzata da un forte naturalismo). Questa volontà di indagare, anche scientificamente, la natura diventa per ciò l’obiettivo degli artisti rinascimentali.

La riscoperta dell’antico non può che avere il suo fulcro a Roma, la città eterna, con le sue rovine che diventano un vero e proprio must da visitare per tutti i giovani artisti e umanisti. Si sviluppò una vera e propria passione per questi resti, con studiosi che si ingegnavano per cercare di ricostruire dalle macerie, spesso abbandonate a loro stese e ricoperte dalla vegetazione, a quali edifici appartenessero. Anche la statuaria ottenne un grandissimo successo, con gli artisti che la presero a modello e ne cercarono di imitare le pose e le forme dei corpi.

Una delle principali innovazioni che il Rinascimento ha portato è, senza dubbio, la prospettiva ossia la capacità di rappresentare su un piano bidimensionale oggetti tridimensionali sfruttando tutta una serie di rigide regole matematiche. A dare alla luce questa nuova tecnica fu intorno al 1413 Filippo Brunelleschi, il quale espose la sua scoperta al pubblico realizzando due tavolette (oggi perdute) le quali rappresentavano una il Battistero di Firenze e l’altra Palazzo vecchia e la Loggia de’ Lanzi. Questa invenzione permetteva agli artisti di avere un metodo scientificamente valido attraverso cui dare maggiore realismo alle proprie opere. Ma se, come detto, fu il Brunelleschi a introdurre per la prima volta la prospettiva scientifica, fu Leon Battista Alberti a semplificarne le regole e a codificarle nel suo famosissimo trattato il De pictura.

Leon Battista Alberti, De Pictura, Codice lucchese composto a Padova da Antonio Bovolenta, 1518


Un'altra questione importante affrontata dai dotti rinascimentali e che ha trovato grande applicazione in campo artistico, soprattutto in architettura, è la cosiddetta teoria delle proporzioni. La nuova centralità data ai rapporti matematici tra le dimensioni delle varie parti di un’opera, fosse essa una statua o un edificio è un’ulteriore frutto di quel processo di riscoperta dell’antico di cui abbiamo già trattato in precedenza. Facendo un salto indietro nel tempo ci ricorderemo infatti come nel mondo classico le proporzioni avessero un ruolo fondamentale, sia quando si trattava di rapporti tra le varie parti del corpo (possiamo qui citare ad esempio il famosissimo canone di Policleto che per secoli influenzò la scultura greca) che tra i diversi elementi che compongono un templio. Secondo gli architetti rinascimentali inoltre, seguire rigidamente questi rapporti matematici donava agli edifici non solo una maggiore armonia, ma anche e soprattutto una maggior resistenza.

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