Andrea Mantegna

Un altro importantissimo pittore del secondo Quattrocento, che ha contribuito sostanzialmente a rinnovare l'arte rinascimentale, è senza dubbio Andrea Mantegna.




Nato nei pressi di Padova molto probabilmente nel 1431 e figlio di un falegname, si formò nella bottega padovana di Francesco Squarcione, un’artista all’epoca molto celebre nel Nord Italia e che gli trasmise la passione per l’antico. La formazione padovana fu fondamentale per il Mantegna. Padova infatti all’epoca non solo ospitava uno dei poli universitari più importanti d’Europa, ma era un importantissimo centro antiquario. Nel 1460 si trasferì a Mantova a servizio del marchese Ludovico II Gonzaga, dove rimase fino al 1506 anno della sua morte. Dalla città si allontanò solo in occasione di due viaggi in Toscana tra 1466 e 1467 e un soggiorno a Roma tra il 1488 e il 1490.

Andrea Mantegna, "Camera degli Sposi", 1465-1474, Affresco, Castel San Giorgio (Mantova)

Il lavoro più importante del Mantegna è sicuramente la cosiddetta Camera degli sposi (nota anche camera picta cioè dipinta), ossia l’imponente apparato decorativo della camera da letto di Ludovico II Gonzaga, all’interno di Castel San Giorgio, la residenza dei Marchesi di Mantova. I lavori cominciarono nel 1465, come riportato da una data impressa direttamente nell’opera, e si conclusero nel 1474. A rendere così importante questo ciclo di affreschi è il tentativo andato a buon fine del Mantegna di utilizzare la prospettiva per sfondare due delle pareti della stanza e la volta per dare un senso di maggiore profondità inserendo la scena in un finto loggiato. Il tema del ciclo di affreschi, seppur ci siano diverse teorie al riguardo, con buone probabilità è legato alle celebrazioni per l’elezione a cardinale nel 1461 di Francesco Gonzaga, secondogenito di Ludovico II, un evento che elevava ulteriormente il rango della famiglia Gonzaga. Tornando a noi, il Mantegna suddivide le parenti con finte architetture costituite fa paraste alla cui cima si inseriscono dei capitelli pensili. Da questa impalcatura architettonica partono delle costole dipinte che suddividono la volta in lunette e rombi decorati a finti stucchi dorati.

Dettaglio del loculo sul soffitto

Al centro si apre poi il famoso oculo che, per certi aspetti, ricorda quasi quello del Pantheon. La scena raffigura un'apertura circolare che si apre direttamente su un cielo azzurro, punteggiato da soffici nuvole bianche. Lungo il bordo del varco è dipinta una balaustra, resa in prospettiva dal basso, da cui si affacciano diverse figure: dame di corte, domestiche e alcuni angioletti, taluni dei quali rappresentati oltre il parapetto. Completano la composizione un pavone e una pianta collocata in un grande vaso, appoggiata in modo precario su un bastone. Dai già citati capitelli pensili delle paraste, partono poi dei finti bastoni di metallo i quali reggono altrettanto fasulli tendaggi di cuoio con decorazioni dorate che abbassati chiudono completamente le pareti Este e Sud mentre socchiusi incorniciano le pareti Nord e Ovest.

Dettaglio della parete Nord

Venendo alla prima di queste, la parete Nord, troviamo la corte mantovana riunita sulla terrazza attorno a Ludovico II e alla moglie Barbara di Brandeburgo seduti sulla sinistra. Il marchese tiene in mano una lettera la quale annuncia l’elezione del figlio a cardinale. Tutti i personaggi sono caratterizzati e resi unici, dai figli del marchese alla nana di corte passando per il cane accucciato sotto il trono e il segretario di stato con cui il marchese sta confabulando.

Dettaglio della parete Ovest

Per quanto riguarda invece la tripartita parete Ovest troviamo l’incontro del marchese Ludovico con il figlio cardinale Francesco. In essa il neo porporato è posto al centro circondato da parenti e una moltitudine di cortigiani e altri nobili. Le figure sono statiche, immobili nei loro movimenti, dettaglio questo che insieme alle pose rimanda vagamente alla tradizione gotica. In quest’opera uno spazio importante ce l’ha l’antico, basti guardare sullo sfondo alla cittadina che il Mantegna realizza ispirandosi a Roma, rappresentandola però in una versione idealizzata. A un’attenta osservazione possiamo riconoscere diversi monumenti tra cui il Colosseo. La città funge inoltre da rimando simbolico a Francesco e funge da augurio per il suo nuovo cardinalato.

Andrea Mantegna, "San Sebastiano", 1480 circa, tempera su tela, Louvre (Parigi)

Un’altra opera molto nota del Mantegna è il San Sebastiano realizzato con ogni probabilità intorno al 1480. L'opera probabilmente faceva parte della dote di Chiara Gonzaga, figlia del marchese Federico I e andata in sposa al francese delfino di Alvernia, e questo spiega come mai oggi l'opera si trovi in Francia. Il monumentale martire è rappresentato seminudo, in piedi su un basamento di pietra, con le braccia dietro la schiena e legato a una colonna con capitello corinzio con un frammento di architrave. La posa del santo, con il bacino e le spalle inclinate, fa si che il suo corpo prenda una forma sinuosa. Tutto intorno si vedono frammenti di rovine classicheggianti tra cui in basso a sinistra, vediamo anche un piede con un sandalo e un accenno di tunica proveniente da una statua. Alcune piante selvatiche, di cui riconosciamo un fico vicino ai piedi di san Sebastiano e un'edera che si innesta sulla trabeazione, con il loro crescere tra le macerie non fa altro che minacciare ulteriormente la sopravvivenza di questi resti. A destra, nella parte bassa dell'opera, sono dipinte due figure uno dei quali lo riconosciamo come l'arciere che ha trafitto il corpo di San Sebastiano con una moltitudine di frecce. A differenza della versione di Antonello da Messina, in questo caso il volto del santo fa emergere tutta la sofferenza del martirio. Sullo sfondo in un paesaggio montuoso, una strada si insinua tra le rupi scavate. Più in alto, è visibile un piazzale sulla quale si affacciano antiche mura ed edifici classici riadattati a usi moderni. Si veda ad esempio l'arco di trionfo che funge da porta della città. In alto, infine due fortezze sono poste con un'improbabile equilibrio statico su speroni rocciosi. Nel cielo stazionano grandi nubi bianche. Anche qui quindi, come abbiamo visto nella camera degli sposi, l'attenzione per il mondo classico che il Mantegna aveva appreso durante il suo periodo di formazione presso lo Squarcione emerge con forza.

Andrea Mantegna, "Cristo Morto", 1480 circa, tempera su tavola, Pinacoteca di Brera (Milano)

Ma l’opera forse più nota al grande pubblico del Mantegna è il Cristo morto, anche chiamato Cristo in scurcio (ossia in scorcio). Realizzato intorno al 1480 (anche se sulla datazione ci sono moltissime ipotesi) e probabilmente destinato ad uso privato, il dipinto venne infatti trovato dai figli dell’artista nella sua bottega, dopo la morte del maestro, e venduto al cardinale Sigismondo Gonzaga per pagare alcuni debiti. Dopo essere passato in mano a varie collezioni nel 1824 fu donato alla Pinacoteca di Brera di Milano, dove si trova ancora oggi. La tela rappresenta il cadavere di Cristo dopo essere stato deposto dalla croce, coperto solo in parte dal sudario. Il figlio di Dio è steso su una lastra di pietra rossastra e con la testa appoggiata su un cuscino. Il punto di vista scelto dall’artista, leggermente rialzato rispetto al piano su cui giace il corpo esamine, fa si che i piedi di Gesù siano in primissimo piano, in una prospettiva unica per i canoni dell'arte sacra del Quattrocento. I piedi inoltre, sporgendo dalla lastra su cui il corpo di Cristo è stato adagiato, la quale è parallela al bordo del quadro, danno quasi l'impressione di fuoriuscire dal dipinto. La scena si svolge in un ambiente chiuso e buio, probabilmente il sepolcro di cui sulla destra vediamo la porta d'ingresso o forse la via d'accesso a un altro vano. A destra, di fianco al cuscino, si nota un vaso destinato molto probabilmente a contenere l’unguento usato per ungere il corpo di Gesù prima della sepoltura come raccontato dai vangeli. Le ferite delle mani e dei piedi di Cristo, simbolo della crocifissione, che espongono in bella vista la pelle sollevata e la carne viva , sono rappresentate con un realismo magistrale. Accanto al morto, sulla parte sinistra dell'opera, troviamo poi la Madonna piangente che si asciuga le lacrime con un fazzoletto, san Giovanni e ultima e seminascosta la Maddalena. Il Mantegna, per esaltare la drammaticità dell’episodio, insiste sui dettagli, soffermandosi sulle rughe della madre, sugli occhi gonfi e rossi per le lacrime versate, sulle bocche contratte dal dolore o deformate dal pianto. Occorre però osservare che, nonostante a vista lo scorcio del corpo appaia realistico, Mantegna non volle applicare correttamente le regole della prospettiva. Se così fosse stato la testa sarebbe dovuta essere molto più piccola e i piedi enormemente più grandi. Anche le figure degli astanti risultano prospetticamente scorrete rispetto al corpo del Cristo.


Commenti