Il Perugino

Pietro Vannucci – meglio noto come Perugino – nasce a Città della Pieve in provincia del capoluogo umbro intorno al 1450 in una delle famiglie più importanti della città. Si formò tra Umbria e Firenze, dove andò a studiare in una delle botteghe più importanti dell'epoca, quella di Andrea del Verrocchio. Qui conobbe artisti del calibro di Sandro Botticelli e Leonardo Da Vinci entrando così in contatto con alcuni dei più importanti esponenti del Rinascimento italiano. Nel corso del tempo il Perugino ottenne un successo sempre maggiore, tanto da aprire due diverse botteghe prima a Firenze (intorno agli anni '70 del Quattrocento) e l'altra a Perugia (nei primi anni del 1500). Venne chiamato inoltre a lavorare per alcuni tra i più potenti capi di stato dell'epoca, da Lorenzo il Magnifico a papa Sisto V che lo chiamò a Roma a prendere parte alla decorazione della Cappella Sistina. Morirà di peste nel 1523.



Tra le opere più famose del Perugino vi è sicuramente la Consegna delle chiavi a San Pietro, un affresco eseguito tra il 1481 e il 1483 nella Cappella Sistina.

Consegna delle chiavi a San Pietro, 1481 - 1483, affresco, Cappella Sistina

La scena si svolge in un’ampia piazza ricoperta da un lastricato geometrico (che fa intuire anche visivamente la scatola prospettica su cui è costruito il dipinto), dominata da un grande tempio a pianta centrale e due archi di trionfo che riprendono i modelli romani e, in particolare, l'arco di Costantino. Su questi due archi troviamo una scritta in latino che celebra Papa Sisto V per aver commissionato la costruzione della Cappella Sistina, paragonandolo a Re Salomone costruttore del tempio di Gerusalemme. Tempio che viene ripreso dall'edificio centrale che ne rappresenterebbe una versione aggiornata ai canoni architettonici rinascimentali. Al centro del dipinto, in piedi, troviamo il figlio di Dio di fronte al quale, inginocchiato mentre riceve le chiavi, si trova l'apostolo Pietro. Le chiavi, una dorata e l’altra di ferro (o forse argento), rappresentano rispettivamente il potere divino e quello temporale. Ai lati dei due troviamo diversi astanti tra apostoli, riconoscibili dalle aureole, e altri personaggi contemporanei dell'artista tra cui troviamo anche quello che sembrerebbe essere un autoritratto del Perugino stesso. Si tratta dell'uomo vestito di nero che guarda verso lo spettatore nel gruppo di destra, il quinto dalla cornice laterale. Se i personaggi più vicini allo spettatore sono statici nelle loro pose, quelli rappresentati in secondo piano sono rappresentati in atteggiamenti più movimentati. Il paesaggio sullo sfondo, con le sue dolci colline punteggiati da alberi, sfuma leggermente più ci si allontana dallo spettatore, contribuendo a creare un senso di profondità attraverso un accenno di quella che Leonardo definirà come prospettiva aerea. Quest'opera altamente simbolica voluta da Papa Sisto V vuole rappresentare la trasmissione del potere da Cristo ai successori di Pietro e, di conseguenza, la legittimazione dell'autorità papale.

Sposalizio della Vergine, 1501 - 1504, olio su tavola, Musée des Beaux-Arts (Caen)

Un’altra opera significativa di Perugino è lo Sposalizio della Vergine, databile intorno al 1501-1504 e conservato in Francia dal 1797 in seguito alle spoliazioni di Napoleone. In origine la grande pala venne dipinta per la Cappella del Santo Anello nel Duomo di Perugia, dove era conservata la reliquia dell'anello nuziale della Vergine. In quest’opera, Perugino riprende l’impianto compositivo già visto nella “Consegna delle chiavi”, con una piazza a pavimentazione geometrica che fa da ambientazione nella quale si erge rialzato su una gradinata un tempio a pianta centrale (che si rifà a quello di Gerusalemme) arricchito da quattro protiri posti ai rispettivi ingressi. Sullo sfondo, tornano le colline alberate tipiche del Perugino, il tutto dipinto con tonalità che tendono all'azzurro a suggerire la lontananza. Al centro del dipinto osserviamo Maria e Giuseppe, ritratti nel momento dello scambio degli anelli che avviene sotto lo sguardo del sacerdote,. Se la Vergine è circondata da alcune giovani, dietro a san Giuseppe troviamo gli altri pretendenti di Maria. Secondo la tradizione infatti, dopo una giovinezza passata al Tempio di Gerusalemme, quando la Vergine venne destinata al matrimonio il marito sarebbe stato indicato da un segno divino. I giovani pretendenti si presentarono allora al tempio ognuno con un ramoscello ma solo quello di San Giuseppe fiorì. Le figure, dai movimenti eleganti e composti, sono vestite con abiti dai colori molto vivaci e fortemente panneggiati, il che gli dona un senso di monumentalità tipico delle opere del Perugino. Da notare poi come quest'opera è diventata talmente importante nel panorama culturale dell'epoca da essere citata da Raffaello che realizzerà a sua volta uno Sposalizio molto simile a quello del Perugino.


Non possiamo poi non parlare del San Sebastiano, un olio su tavola realizzato intorno al 1495 e conservato al Louvre di Parigi. Ho scelto di parlare di quest'opera perché penso che possa essere utile paragonarla ai San Sebastiano di Antonello da Messina e Andrea Mantegna per provare a osservare come uno stesso tema si sia evoluto nel corso del tempo differenziandosi in base alla mano dell'artista che lo dipinge. In realtà di quest'opera il Perugino realizza altre due versioni, molto simili tra loro, di cui una si trova a Roma, alla Galleria Borghese, e l’altra al Museu de Arte di San Paolo del Brasile. La tavola mostra il santo martire posto all'interno di un loggiato classico, dai pilastri elegantemente decorati a rilievo, e legato a una colonna liscia di porfido rosso. Il santo, dall'aspetto giovanile e dai lineamenti morbidi, ha un corpo modellato secondo i modelli della statuaria classica e coperto solo da un sottile panno annodato ai fianchi. Altra citazione all'antico è la posa ponderata, arricchita però da una maggiore sinuosità. Il volto di Sebastiano poi, è rivolto verso l'alto e non accenna ad alcun segno di sforzo o sofferenza nonostante le due frecce che gli trafiggono il corpo. L'intera scena è posta leggermente rialzata come intuiamo dal gradino che troviamo in primissimo piano e dove possiamo leggere l'iscrizione latina “Le tue frecce mi hanno trafitto” tratta dal Salmo 37. La composizione dell'opera è fortemente simmetrica, con il santo al centro dei due pilastri (rompe la simmetria un pilastro in rovina sulla sinistra che allude insieme ai segni del tempo sulla volta, alla fine del mondo pagano), e si regge su una costruzione prospettica che si evince in modo immediato dalla decorazione geometrica del pavimento. Il paesaggio sullo sfondo, con le sue colline alberate tipiche come avrete capito dello stile del Perugino, che sfumano delicatamente verso il cielo.


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