Leonardo da Vinci
La vita di Leonardo da Vinci
Figlio illegittimo del notaio ventiseienne ser Piero da Vinci e Caterina di Meo Lippi (donna di modestissima estrazione sociale di cui però sappiamo davvero poco), Leonardo nacque nell'aprile 1452 nei pressi di Vinci, un comune poco fuori Firenze e da cui la sua famiglia prende nome. Dal 1469 si stabilì nel capoluogo toscano dove presto, seguendo la sua naturale propensione per l'arte, entrò giovanissimo nella bottega di Andrea del Verrocchio, un dei più importanti centri artistici dell'epoca e dalla quale passarono grandi nomi come Botticelli, Perugino e il Ghirlandaio. Ma gli interessi di Leonardo non si limitavano solo alla pittura. A bottega imparò anche i fondamenti della scultura e dell'architettura e poté poi approcciarsi anche a diverse arti minori. Dal 1472, anno in cui compare iscritto all'Accademia del Disegno, doveva essere ormai diventato un pittore autonomo. Nel 1482 ormai trentenne e quando aveva già guadagnato una fama non indifferente, si trasferì a Milano alla corte di Ludovico il Moro con il quale i rapporti furono altalenanti. L'ambiente culturale lombardo gli fornì numerosi stimoli e durante questi anni si dedicò a studi di architettura, idraulica, meccanica, anatomia e botanica. Alla corte sforzesca rimase fino al 1499, quando dopo l’invasione francese riparò a Firenze dopo un breve soggiorno tra Mantova e Venezia. Dal 1508 al 1513 Leonardo soggiornò nuovamente nel capoluogo lombardo
o, per poi trasferirsi per alcuni anni a Roma sotto il papato di Leone X (primo Papa medici) fino al 1517 quando si trasferì definitivamente in Francia presso la corte di Francesco I. Fu proprio in Francia che il grande artista si spense quasi 70enne nel 1519.
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| Autoritratto di Leonardo, ca.1510-1515, sanguigna, Torino, Biblioteca Reale |
Leonardo pittore
L'impatto che ebbe il lavoro di Leonardo sulla pittura fu enorme. Autore di oltre 200 opere tra quadri, schizzi, affreschi e disegni con i suoi dipinti introdusse anche importantissime innovazioni, a partire da una cura sempre maggiore per il realismo anatomico (frutto anche dei suoi studi scientifici sul corpo umano) passando ai suoi studi sulla prospettiva. Si deve proprio al genio di Leonardo lo sviluppo di quella che chiamiamo prospettiva aerea, ossia il tentativo di rendere la profondità attraverso l’attenuazione dei colori e la resa più sfocata degli oggetti più lontani. Il pulviscolo atmosferico e la foschia infatti, agendo come un velo tra noi e ciò che osserviamo, rendono gli oggetti più lontani meno nitidi, con colori più tenui e sfumature più fredde. Ma non solo. Il suo venire da un borgo di campagna gli permise inoltre di studiare da molto vicino il mondo naturale, un universo che comparirà spessissimo all'interno dei suoi dipinti. L'attenzione per la resa della natura si vede anche nei ritratti, dove Leonardo cerca il più possibile di restare aderente al vero, senza perdersi in un'idealizzazione che allontanerebbe della realtà. Nei suoi volti poi emerge anche il tentativo di rendere il più fedelmente possibile anche lo stato d'animo, cogliendone anche le più piccole espressioni.
Leonardo uomo di scienza
Per quanto Leonardo sia conosciuto soprattutto come artista non si può ignorare l'enorme contributo che diede in tutti i campi della scienza, dall'astronomia alla geologia passando per la botanica. A guidarlo nella sua continua ricerca la convinzione da una parte che la natura fosse regolata da leggi matematiche, e dall’altra il riconoscer un valore essenziale all’esperienza, intesa come studio scientifico e meticoloso della realtà. Un ruolo di primo piano lo ha avuto però sicuramente l'anatomia, interesse assorbente del Da Vinci. Se era usuale per gli artisti studiare l'anatomia umana per rendere al meglio i corpi nelle loro opere, Leonardo si spinse ben oltre. L’artista toscano compirà infatti diverse dissezioni nel tentativo di studiare più da vicino il funzionamento del corpo umano e di trovare la sede dell'anima. Ma Leonardo fu anche un geniale inventore, le cui macchine più famose sono certamente quelle con le quali sperava di poter mettere le ali all'uomo. Tra i tantissimi progetti ideati dal maestro toscano (quasi tutti rimasti soltanto sulla carta) compaiono anche i disegni di una sorta di paracadute, di una tuta da palombaro per non parlare dei numerosi strumenti bellici di vario genere, tra i quali addirittura un primordiale carro armato.
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| La vite aerea di Leonardo. Manoscritto B, foglio 83 v., 1489, Manoscritti di Francia, Parigi, Institut de France. |
Annunciazione di Leonardo
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| L'Annunciazione, olio e tempera su tavola, 1472-1475, Galleria degli Uffizi, Firenze |
I due soggetti sono posti l'uno di fronte all'altro, l'angelo dalle ali spiegate si protende verso la Vergine, seduta sulla soglia di quella che potrebbe essere la sua casa anche se è rappresentata con l'aspetto di un edificio tardo quattrocentesco. Maria, sollevando il braccio sinistro col palmo rivolto verso l'angelo, parrebbe voler mostrare sorpresa per la notizia miracolosa, eppure il suo volto è del tutto impassibile. L'altro braccio della Vergine si protende verso il leggio, in un gesto che indugia ancora sul libro che stava leggendo. Da notare come il braccio in questione risulta a prima vista un po' troppo lungo anche se questo "errore" potrebbe dipendere dal fatto che l'opera fosse pensata originariamente per una collocazione che ne imponeva una visione fortemente di scorcio. A dividere i due protagonisti un solido leggio in pietra riccamente decorato che si poggia su quattro sostegni a forma di zampa di leone. Lo spazio è ulteriormente suddiviso in due sezioni orizzontali da un basso muretto: da una parte abbiamo la scena principale con i due protagonisti, dall'altra troviamo un paesaggio che passa da un bosco a delle colline, dalle montagne e un fiume che forse sfocia nel mare. Qui vediamo bene quella prospettiva aerea di cui abbiamo accennato prima, con il paesaggio che man mano che si allontana dallo spettatore vira dai colori più caldi a quelli freddi. Molto interessare notare la grande varietà di specie vegetali rappresentate, e che ben riflettono il grande interesse di Leonardo per la botanica.
La vergine delle Rocce
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| La Vergine delle Rocce, 1482, olio su tavola, Musée du Louvre, Parigi |
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| La Vergine delle Rocce, 1494-1508, olio su tavola, National Gallery, Londra |
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| Ultima Cena (o Cenacolo), 1495, tecnica sperimentale, Santa Maria delle Grazie, Milano |
Battaglia di Anghiari
Il Cenacolo non è l'unico lavoro di Leonardo che a causa della tecnica utilizzata ebbe dei problemi di conservazione. Pensiamo ad esempio alla Battaglia di Anghiari, commissionato al maestro toscano nel 1503 dalla Repubblica di Firenze. L'affresco avrebbe dovuto decorare una delle pareti del Salone dei Cinquecento in Palazzo Vecchio e il tema scelto fu quello della battaglia di Anghiari, combattuta nel giugno 1440 tra le truppe milanesi dei Visconti e una coalizione guidata da Firenze che comprendeva anche Venezia e lo Stato Pontificio. Sulla parete opposta della sala invece la Repubblica commissionò a Michelangelo un’altra scena di guerra, la battaglia di Cascina. Interessante notare come nessuna delle due opere venne poi effettivamente realizzata. La volontà dei governanti di Firenze era chiara: celebrare la vittoria trionfante della Repubblica contro i suoi nemici.
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| La battaglia di Anghiari in una copia di Rubens (1603) dell'opera perduta di Leonardo |
Leonardo lavorò oltre un anno al cartone preparatorio (che non ci è però pervenuto) di questa immensa opera, ma quando tentò di trasporre l'opera sulla parete le difficoltà tecniche divennero evidenti. Leonardo scelse infatti di utilizzare una tecnica chiamata encausto, che si basava sull'uso di una miscela di pigmenti misti a cera e olio i quali, per fissarsi all'intonaco dovevano essere riscaldati da alcuni pentoloni alimentati a legna. L'enormità dell'opera non permise però di raggiungere una temperatura sufficiente a far essiccare i colori, i quali colarono sulla parete portando Leonardo a rinunciare a proseguire coi lavori. Venne così realizzata solamente la parte centrale del dipinto, che rappresentava il momento della cosiddetta disputa per lo stendardo. Come se ciò non bastasse nel 1563 Cosimo de Medici decise di rinnovare Palazzo Vecchio e diede al Vasari l'incarico di realizzare una nuova decorazione per il Salone dei Cinquecento. Per quanto l'opera non sia quindi arrivata fino a noi, ne sono sopravvissuti alcuni disegni preparatori oltre ad alcune copie di artisti successivi di cui la più importante è quella di Rubens conservata oggi al Louvre, il quale realizzò una copia della parte centrale dell'opera che ci permette di avere un'idea abbastanza chiara dell'impostazione generale del lavoro di Leonardo. L'artista toscano realizzò per l'occasione una scena molto dinamica, con i personaggi composti in modo da creare un turbinio di corpi. Cavalli e cavalieri sono nel pieno della battaglia per conquistare lo stendardo della città di Firenze, la cui tensione si rispecchia anche nei volti e nelle espressioni cariche di pathos. I corpi si torcono, si scontrano l'uno con l'altro e alcuni, distesi a terra, vengono travolti dalla foga dei combattimenti e calpestati.
La dama con l'Ermellino
Leonardo durante la sua carriera artistica si cimentò con successo anche nel ritratto e uno dei volti più noti è sicuramente quello della dama con l’ermellino. Si tratta di una piccola pala a olio, oggi conservata a Cracovia, rappresentante secondo l'ipotesi più accreditata Cecilia Gallerani, l'amante del duca di Milano Ludovico il Moro.
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| Dama con l'Ermellino, 1488, olio su tavola, Museo Czartoryski, Cracovia |
Non sappiamo molto della storia di quest'opera, né di chi o come mai sia stata commissionata. Gli studiosi tendono a datarla intorno al 1488, quando il Moro ricevette il prestigioso titolo di cavaliere dell'Ordine dell'Ermellino dal re di Napoli Ferdinando I di Aragona. L'ermellino all'epoca era inoltre considerato un simbolo di purezza L'identificazione con la Gallerani è stata ipotizzata in quanto l'ermellino, in greco, prende il nome di gala, che per assonanza allude al cognome della fanciulla. La protagonista è rappresentata a mezzo busto, con il corpo che compie una duplice rotazione a spirale, con il busto rivolto a sinistra e la testa a destra, quasi che la Gallerani si fosse girata a guardare qualcuno al di fuori del dipinto. L'imperturbabilità del suo volto è incrinata solo da un lieve accenno di sorriso tipico dello stile di Leonardo che alle emozioni esplicite preferisce solo accennarle. Una calma che configge con la feracità dell'ermellino che tiene in braccio e che dà il titolo al dipinto. Anche se alcuni studiosi hanno osservato come l'animale assomigli più a un furetto ipotizzano che Leonardo lo abbia preso a modello in quanto trattasi di un animale domestico e molto più facile da reperire come modello rispetto al più selvatico ermellino. L'abbigliamento della giovane è molto curato, soprattutto nelle decorazioni delle maniche, così come molto curati risultano i gioielli (a partire dalla collana di perle nere) e l'acconciatura. Si tratta di una capigliatura molto di moda all'epoca caratterizzata dai capelli lisci e castani divisi da una riga centrale in due bande aderenti raccolte in una coda e con una ciocca passata sotto il mento. Grande risalto viene messo alla mano che regge l'animale, dalle dita affusolate e illuminata da un raggio di luce. Lo sfondo è buio, quasi nero. A risaltare in tutta l'opera sono i colori scuri e caldi che fanno da contrasto al manto bianco dell'ermellino.
La Gioconda
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| Gioconda (o Monna Lisa), ca. 1503-1506, olio su tavola, Museo del Louvre, Parigi |
La piccola tavola dipinta ad olio e oggi conservata al Louvre di Parigi rappresenterebbe secondo la tradizione Lisa Gherardini (da qui il nome alternativo di "Monna", diminutivo di Madonna cioè mia signora, Lisa) moglie del nobile mercante Francesco del Giocondo. Questa identificazione si baserebbe anche su un documento del 1525 in cui tra le opere che si trovavano nelle disponibilità dell'allievo di Leonardo Gian Giacomo Caprotti (detto "Salaì") che seguì il maestro in Francia è citata anche "la Joconda". Persino il Vasari, il biografo degli artisti, racconta di come Leonardo avesse realizzato per Francesco del Giocondo un ritratto della moglie. Tornando all'opera la Gioconda è seduta di tre quarti ma con il volto frontale e lo sguardo rivolto in un punto lontano a sinistra. Indossa una veste leggermente scollata secondo la moda dell'epoca e dalle maniche realizzate con un tessuto diverso. Sul capo indossa un velo quasi trasparente che le incornicia i lunghi capelli sciolti. Il braccio sinistro è appoggiato al bracciolo di una sedia mentre le mani sono cinte sul ventre. A caratterizzare la donna il sorriso, enigmatico nella sua interpretazione, che l'ha resa celebre in tutto il mondo. Alle spalle della Gioconda, dietro un basso muretto, si apre un paesaggio caratterizzato da montagne, colline e ricco di corsi d'acqua e che va a sfumarsi man mano che ci si allontana. Secondo alcuni studiosi questo paesaggio rappresenterebbe un preciso punto della Toscana, cioè dove l'Arno supera le campagne di Arezzo e riceve le acque della Val di Chiana.


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