Giorgio Vasari

Siamo arrivati a parlare di uno dei personaggi più citati nei manuali di storia dell'arte, non tanto per la sua produzione pittorica e architettonica — pur anch'essa molto rilevante — quanto per essere stato il biografo di molti degli artisti che abbiamo incontrato dal Medioevo al Cinquecento. Stiamo parlando nientemeno che di Giorgio Vasari.

Biografia di Vasari

Il biografo degli artisti nacque ad Arezzo il 30 luglio 1511, in una famiglia di modeste origini, ed è proprio nella città toscana che compie la sua prima formazione artistica. Già nel 1524, ancora giovanissimo, si trasferisce a Firenze, dove entra nella bottega di Andrea del Sarto. Qualche anno più tardi, nel 1532, compie il suo primo viaggio a Roma, dove studia le opere dell'antichità classica. Grazie all'appoggio del cardinale Silvio Passerini, importante mecenate, si lega presto alla famiglia Medici, che gli commissiona diverse opere: tra queste, la realizzazione del Palazzo degli Uffizi — la sua opera più importante in campo architettonico — e la decorazione ad affresco della cupola del Brunelleschi. Nel corso della sua vita viaggiò a lungo: Venezia, Napoli, poi di nuovo Arezzo e Roma. Vasari si spegne il 27 giugno 1574, prima che i lavori alla cupola di Santa Maria del Fiore vengano portati a termine da Federico Zuccari.

Lo stile di Vasari

Per quanto riguarda lo stile artistico, Vasari si inserisce pienamente nella tradizione manierista del suo tempo. In vita godette di una discreta fama, che lo rese uno degli artisti più ricercati dell'epoca. I critici successivi, però, non lo tennero in altissima considerazione, soprattutto se messo a confronto con i grandi maestri a lui contemporanei come Leonardo, Raffaello o Michelangelo. Gli veniva attribuito un tratto veloce, tendente alla ripetizione di gesti, pose e figure. Come architetto, era considerato un artista che dava molto spazio — forse troppo — all'aspetto scenografico e decorativo.
 

Non possiamo qui non citare l’importanza che il Vasari diede al disegno, da lui considerato addirittura come padre delle tre arti (ossia pittura, scultura e architettura). Proprio in forza di questa particolare attenzione che dava al disegno il Vasari contribuì a fondare a Firenze l’Accademia delle Arti e del Disegno, un luogo dove gli artisti potevano imparare la tecnica e fare pratica. Il Vasari stesso fu un ottimo disegnatore oltre che un grande collezionista di disegni di artisti suoi contemporanei che raccolse in quello che prese il nome di Libro dei disegni.

Le Vite

Giorgio Vasari, Le Vite, 1568, edizioni Giunti

Vasari è famoso soprattutto per le sue Vite, il cui titolo completo è Vite de' più eccellenti pittori, scultori e architettori. Si tratta di uno dei testi fondamentali per la storia dell'arte, per la quantità di informazioni che ci ha tramandato. La prima edizione risale al 1550, pubblicata dall'editore Torrentini — ragion per cui è nota come "torrentiniana" — a cui seguì, nel 1568, una seconda edizione ampliata, edita da Giunti e per questo chiamata "giuntina". Il testo non è però esente da difetti: Vasari aveva un evidente gusto per l'aneddoto, soffermandosi spesso su episodi curiosi sulla vita degli artisti di cui non sempre abbiamo un riscontro. Bisogna inoltre tenere conto che i giudizi contenuti nelle Vite non sono neutrali. Il testo, infatti, prende in considerazione solo gli artisti ritenuti "eccellenti" secondo i criteri dell'autore, e riflette il suo gusto personale: Vasari parte dal presupposto che la scuola toscana fosse la migliore e che Firenze fosse il centro egemone delle arti.

Il Giudizio Universale

Giorgio Vasari, Giudizio Universale, 1572-1579, Santa Maria del Fiore, Firenze

L'opera forse più nota del Vasari è il Giudizio Universale, il grandioso affresco che realizzò per la cupola costruita dal Brunelleschi per Santa Maria del Fiore. L’incarico, il biografo degli artisti, lo ricevette nel 1568, anche se cominciò a lavorarci solamente a partire dal giugno del 1572 aiutato da diversi collaboratori. Nel progetto originale, in realtà, l'interno della cupola avrebbe dovuto essere rivestito da un grande mosaico, ma nel 1568 il Granduca Cosimo I de' Medici decise di far decorare il suo immenso intradosso ad affresco. Questo ciclo di affreschi, uno dei più grandi della cristianità, occupò il Vasari da quel momento fino alla sua morte, avvenuta solamente due anni dopo nel 1574. Dopo la sua scomparsa, il nuovo Granduca Francesco I affidò i lavori a Federico Zuccari. L'impresa venne completata in breve tempo e la Cupola venne presentata in tutto il suo splendore al popolo fiorentino il 19 agosto del 1579.

A collaborare col Vasari ci fu poi anche don Vincenzo Borghini, che si occupò di dare all'opera un'organizzazione dottrinale in sintonia con le decisioni prese dal Concilio di Trento, indetto da papa Paolo III per affrontare le questioni teologiche sollevate da Lutero e ristabilire il dominio della Chiesa cattolica romana, nonché punto di partenza della Controriforma. È anche in quest'ottica che va letta la decisione di rappresentare il Giudizio Universale non più come un momento di conquista faticosa della salvezza eterna, come fece a suo tempo Michelangelo (anche se in un primo momento Vasari si ispirò proprio alla Cappella Sistina, prima che il Borghini glielo bocciasse), bensì costruito su un insieme di racconti tratti dai testi sacri, oltre ad alcune citazioni dantesche.

La grande cupola ottagonale è scandita da fasce concentriche che si concludono, sotto la lanterna, con un'architettura in prospettiva (realizzata da uno dei suoi aiutanti) che simula otto aperture appoggiate su una cornice sorretta da angeli, dalle quali si affacciano i ventiquattro vegliardi descritti nell'Apocalisse.

Nonostante l'abilità tecnica del Vasari, la costruzione prospettica del Giudizio Universale finisce per schiacciare la cupola, facendola sembrare meno profonda di quanto non sia veramente. Inoltre l'artista, nella realizzazione dell'opera, non ha tenuto conto della distanza tra l'osservatore e la cupola, curando con grande attenzione anche i più piccoli dettagli, che si vanno però a perdere nella visione da lontano.

Sono oltre 700 le figure rappresentate, tra angeli, beati, figure religiose, dannati, animali e mostri. Le figure in alto sono collocate in cielo, su terrazze di nuvole; in basso le figure occupano un paesaggio terrestre caratterizzato da una pianura indistinta, dove avviene la risurrezione dei morti, e dagli accessi al sulfureo mondo infero. Cristo Giudice è circondato da un'aureola luminosa e dal suo tribunale formato da numerose allegorie, angeli e beati. I colori sono molteplici e vivaci.

Gli Uffizi

Giorgio Vasari, Uffizi, 1560-1580, Firenze

Come abbiamo detto, Vasari non era solo un pittore ma fu anche un grande architetto. E tra le sue opere più celebri c'è sicuramente il palazzo degli Uffizi.

L'edificio fu voluto nel 1560 da Cosimo I de' Medici, Duca di Firenze, con un obiettivo molto pratico: riunire in un unico posto tutti gli uffici amministrativi e giudiziari del ducato — gli archivi di Stato compresi. Da qui, tra l'altro, il nome: "uffizi" erano semplicemente gli uffici. Un piano era poi destinato a ospitare la collezione d'arte dei Medici, in quello che avrebbe dovuto essere il primo museo europeo. Vasari morì nel 1574 senza vedere il progetto concluso. I lavori furono portati a termine da Alfonso Parigi il Vecchio e da Bernardo Buontalenti, che si occupò anche di organizzare gli spazi superiori. Nel corso dei secoli il palazzo ha cambiato faccia più volte: ha ospitato uffici, accademie, persino laboratori scientifici. Oggi lo conosciamo tutti come la sede della Galleria degli Uffizi, che occupa il piano superiore e raccoglie una delle più grandi collezioni di pittura italiana ed europea dal Duecento al Settecento.

L'edificio sorge vicino all'Arno e a Palazzo della Signoria, in un'area che era occupata dalla città medievale. Per costruirlo, Cosimo de' Medici espropriò case e una chiesa — senza risarcire nessuno, sia chiaro. Le forme sono eleganti e austere, ispirate all'architettura classica, in particolare all'ordine dorico. Vasari stesso scrisse che questo stile era «più sicuro e più fermo degl’altri»   e che era sempre piaciuto molto al duca. La pianta è a ferro di cavallo: due lunghi corpi paralleli, uniti da un terzo sul lato verso il fiume, che disegnano una piazza stretta e allungata aperta sull'Arno.

Tutti e tre i corpi seguono lo stesso schema. In basso c'è un porticato con una volta a botte con colonne doriche alternate a pilastri con nicchie e statuette. Sopra, un mezzanino con aperture per far entrare la luce, e poi un primo piano con finestre incorniciate e timpani alternati tra forma triangolare e curvilinea. L'ultimo piano, quello della galleria, era originariamente un loggiato aperto — chiuso solo in seguito. C'è poi un dettaglio che vale la pena raccontare. Nel 1565, mentre i lavori degli Uffizi erano ancora in corso, Cosimo I chiese a Vasari un'altra cosa: un corridoio sopraelevato che collegasse Palazzo Vecchio a Palazzo Pitti, passando sugli Uffizi e sopra il Ponte Vecchio. I Medici volevano potersi spostare in città senza mescolarsi alla folla — e senza rischi. Questo passaggio, che oggi chiamiamo Corridoio Vasariano, è rimasto chiuso per anni per lavori di adeguamento. Il restauro è terminato e oggi è di nuovo visitabile.

 

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