Civiltà palaziali: Mesopotamia

Mezzaluna fertile

Con il termine di civiltà palaziali intendiamo quelle società che hanno nel palazzo del sovrano la sede del potere politico e il principale centro di aggregazione. Queste società si sviluppano intorno al III millennio a.C. nell'area della cosiddetta Mezzaluna Fertile ossia quella striscia di terra che va dalla Valle del Nilo all’attuale Iran. Questa zona è chiamata anche culla dell'umanità proprio perché in queste zone si sviluppano le prime grandi civiltà della storia


Una delle prime società a svilupparsi è quella che nasce nella cosiddetta Mesopotamia oggi ascrivibile ai territori di diversi stati del Medio Oriente e della penisola arabica. Queste popolazioni sono definite anche società fluviali in quanto nascono intorno ai grandi fiumi Tigri ed Eufrate. La vicinanza ai corsi d'acqua si spiega facilmente con l'importanza che tale risorsa aveva nella vita quotidiana sia per il consumo umano e animale, che per l'agricoltura. Un altro elemento che concorre a spiegare il motivo per cui questa e tante altre società nascono intorno ai corsi d'acqua è che il fiume può essere utilizzato sia per le comunicazioni sia per i commerci. In quell’epoca quando si dovevano trasportare carichi pesanti e/o voluminosi (blocchi di pietra, tronchi d'albero ecc.) era molto più comodo, veloce e (spesso) sicuro farli viaggiare via fiume.

Carattere generale dell'arte di questa civiltà è che essa si sviluppa in filoni: da una parte un’arte religiosa utilizzata per rappresentare gli Dei e in generale la cosmologia (le cosmologie religiose tentano di dare una spiegazione all’origine dell’universo, all’evoluzione del mondo e alla comparsa dell’uomo sulla terra basandosi su figure mitologico-divine) vigente e dall'altra un’arte civile incentrata sull’esaltazione della figura del sovrano. Questa volontà di celebrazione si evince dal fatto che il sovrano viene sempre rappresentato nelle sue funzioni pubbliche (e mai in abiti privati) al fine di creare l'immagine di un sovrano capace di celebrarne la memoria a tempo indeterminato. In senso opposto la distruzione di un’immagine di un di un sovrano decaduto diventa una condanna alla damnatio memoriae -come direbbero i latini - e di conseguenza all'essere dimenticati.

Mappa del territorio mesopotamico con l'estensione delle varie civiltà

Civiltà al plurale

Fin qui abbiamo parlato di società mesopotamica ma sarebbe meglio dire le società mesopotamiche al plurale e presto vedremo il perché. Iniziamo dalla descrizione geografica di un territorio che doveva essere molto diverso rispetto a oggi. Dobbiamo infatti immaginarci un’area con un clima adatto all'agricoltura, ricco d'acqua e proprio per queste sue caratteristiche perfetto per lo stanziamento delle comunità umane. Il territorio abitato andò via via ad espandersi andando ben oltre quelli che sono i confini stretti dati dai due grandi fiumi Tigri ed Eufrate.In questo territorio come abbiamo detto si sono sviluppate più civiltà. Società mesopotamiche è infatti un termine ombrello che racchiude tre popolazioni: quella Sumera, seguita poi da quella Babilonese e infine da quella Assira. Queste comunità si susseguirono sovrapponendosi le une alle altre assimilando e facendo propri i caratteri culturali e sociali delle civiltà precedenti. Questo non vuol dire che tra queste società non ci fossero differenze ma, a differenza di altri popoli che una volta subentrati a chi c’era tendevano a distruggere le forme artistico-culturali precedenti imponendo un nuovo modo di fare arte (pensiamo ad esempio alla discesa dei barbari in Italia con la fine dell’Impero Romano d’Occidente), in Mesopotamia questo non succede. Da un punto di vista dello stile queste tre civiltà hanno un grande tasso di omogeneità. È fondamentale ricordarsi a tal proposito che in questo periodo l’artista non gode delle libertà che avrà invece successivamente. Si chiedeva anzi all’artista un certo grado di omogeneità rispetto al canone ufficiale; egli era infatti considerato alla stregua di un artigiano che, come quest’ultimo riproduce all’infinito oggetti e manufatti, si limita a produrre opere e sculture come mero realizzatore pratico. Nonostante nel periodo del classicismo la condizione dell’artista migliori leggermente (compaiono le prime firme e abbiamo tracce di artisti che raggiunsero altissimi livelli di fama e fortuna personale) soltanto nel rinascimento avremmo la sistematica firma delle opere da parte degli artisti che diventano via via sempre più importanti e famosi ottenendo commesse dalle varie corti europee.

Sumeri

E proprio partendo da queste premesse che possiamo descrivere l’arte sumerica come un’arte relativamente limitata nei generi e nelle tecniche. In realtà, se ben guardiamo, le espressioni artistiche di questo periodo possono vantare alcune differenti tecniche spaziando dalla scultura in terracotta a pannelli ad intarsio (una tecnica molto ricca ma anche molto complessa che è caratterizzata dall’utilizzo di frammenti colorati in pietra o altri materiali preziosi alla volta di creare le figure). L’esempio più famoso e meglio conservato è il cosiddetto Stendardo di Ur: un pannello ligneo intarsiato con l’aggiunta di frammenti di conchiglie, lapislazzuli e calcare oggi conservato al British Museum di Londra. Questo stendardo è un vero e proprio gioiello sia per l’abilità nella realizzazione delle figure sia per la ricchezza dei materiali che lo compongono (soprattutto per quanto riguarda l’azzurro lapislazzulo). Questo stendardo era decorato su tutti i lati e ciò ci fa pensare che non dovesse essere appeso come un quadro ma anzi aveva probabilmente la funzione di essere portato in processione (ma su questo non abbiamo certezze). Il tema decorativo è quello della guerra in particolare della vittoria militare. Da un lato abbiamo infatti un corteo militare in cui vediamo soldati, carri trainati da cavalli, immagini che esaltano la capacità bellica, la forza e il valore miliare del sovrano e dei suoi soldati. Sull’altro lato invece abbiamo la rappresentazione della vittoria ottenuta dall’esercito affiancata dalla riproduzione di un banchetto regale. Caratteristica di questo stendardo è l’utilizzo di quelle che noi chiamiamo proporzioni gerarchiche ovverosia sono più grandi i personaggi più importanti (prima di tutti il sovrano) e non quelli che sono più vicino al punto di osservazione. Queste figure principali occupano spesso una posizione centrale distanziata degli altri personaggi così da sottolineare ulteriormente l’importanza e la superiorità del personaggio. Il protagonista dello stendardo di Ur per altro arriva addirittura a rompere i bordi della fascia decorativa proprio per la volontà di esaltare sempre e comunque la figura del sovrano. In entrambe le facce dello stendardo possiamo quindi osservare delle caratteristiche tipiche dell’arte antica: da una parte l’assenza di proporzioni naturalistiche dall’altra la disposizione di profilo dei personaggi; questo almeno per quanto riguarda la testa e i piedi in quanto il busto veniva quasi sempre rappresentato in modo semplicistico di fronte.

Stendardo di Ur

Nell’ambito della scultura le principali forme artistiche ruotano attorno alla realizzazione di piccole statuette votive, spesso divinità o oranti (ossia persone in atteggiamento di preghiera) in terracotta. Caratteristiche di queste opere era la posa a mani giunte, occhi molto grandi sottolineati anche dal colore che riprendeva l’uso di truccarsi gli occhi con una linea nera abbastanza marcata.


Esempi di scultura mesopotamica

Se andiamo invece a guardare l’architettura dobbiamo necessariamente parlare di quello che è forse l’edificio simbolo e più famoso delle civiltà mesopotamiche: la Ziggurat. Si tratta di una struttura piramidale formata dalla successione di enormi gradoni di pietra posti l’uno sull’altro e sulla cui sommità si trovava spesso il tempio In questi edifici la funzione religiosa e sacrale era spesso unita a quella civica in quanto all’interno della Ziggurat trovavano spazio anche laboratori artigianali, la scuola dove gli scribi (gli scribi rappresentavano una ristrettissima e rispettatissima élite la cui formazione cominciava fin da giovane età, oltre ad apprendere la difficile arte del leggere e scrivere imparavano anche principi di matematica che permetteva di renderli funzionari in gradi di lavorare in ogni settore della macchina statale) imparavano la loro professione e i magazzini per le derrate alimentari.

Ziggurat

Babilonesi

Intorno al 2000 a.C. i babilonesi guidati dal sovrano Hammurabi subentrano ai Sumeri unificando sotto il loro regno la quasi totalità della Mesopotamia. La capitale di questo immenso stato si spostò a Babilonia famosa nel mondo antico per i suoi giardini pensili (che le hanno permesso di essere inserita tra le sette meraviglie del mondo antico).

Ricostruzione dei giardini pensili di Babilonia

Come tutte le città dell’antichità Babilonia era chiusa da una cinta muraria che aveva il duplice scopo di difendere i cittadini dalle minacce esterne e di tenere lontani gli estranei. L’accesso avveniva attraverso nove immense porte riccamente decorate di cui la più famosa è quella dedicata a Ishtar (Ishtar era la dea babilonese, a sua volta ripresa dalla precedente mitologia Babilonese, della fertilità, dell’amore, dell’erotismo e della guerra). La Porta costruita sotto il Re Nabucodonosor II è fortunatamente pervenuta quasi per intero fino a noi e oggi la troviamo ricostruita al Museo di Pergamo di Berlino dove gli archeologi tedeschi si sono occupati di recuperare dagli scavi tutti i frammenti per poi rimetterli insieme con cura, cercando di essere il più possibile fedeli all’originale. Si tratta di un enorme portale rivestito in mattoni smaltati di un blu intenso sui quali sono rappresentati una serie di animali e bestie fantastiche in pietra bianca tra cui leoni, tori e draghi. Quest’opera architettonica così ricca, complessa ed elaborata aveva anche un valore politico in quanto essendo la prima cosa che una persona vedeva quando arrivava in città fungeva da biglietto da visita della potenza e della ricchezza del popolo babilonese.

Porta di Ishtar

Assiri

Gli Assiri erano un popolo bellicoso dedito all’espansione territoriale che ha però come contraltare uno scarso interesse per quanto riguarda il mondo dell’arte e della cultura. Conseguenza di tutto ciò è la relativa scarsezza delle testimonianze storico-artistiche relative a questo popolo. Come ho accennato all’inizio del capitolo anche gli assiri, similmente a chi li ha preceduti, tendono in linea generale a riproporre stili e forme estrapolate dalle culture precedenti.

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