Creta e Micene
Non fu solo la mezzaluna fertile a fare da culla ad alcune delle prime civiltà della storia. Anche nel bacino del Mediterraneo infatti si assistette al fiorire di alcune delle società più raffinate e antiche che l’Europa abbia mai visto.
La prima in ordine di tempo da cui partire è la civiltà cretese che, per molti anni, rimase un quasi mito in quanto a lungo non si trovò nessun tipo di prova materiale che ne testimoniasse l’effettiva esistenza. Alcuni studiosi inoltre sostenevano che se anche tale civiltà fosse veramente esistita sarebbe stata una civiltà secondaria, ampiamente influenzata da quella micenea. A cambiare le sorti della questione furono alcune importantissime scoperte archeologiche risalenti agli anni a cavallo tra XIX e XX sec. che cambiarono per sempre la storia dell’archeologia classica: la scoperta da parte dell'archeologo (anche se sarebbe meglio dire dell'umanista) tedesco Schliemann della città di Troia e la scoperta del palazzo di Cnosso da parte dell’archeologo inglese Arthur Evans.
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| Heinrich Schliemann e Arthur Evans |
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| Interno del palazzo di Conto |
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| Ricostruzione del palazzo di Cnosso |
Dalle tracce archeologiche e geologiche abbiamo scoperto che intorno al 1750 a.C. ci fu un enorme terremoto che distrusse gran parte degli edifici di Creta ma, proprio perché come abbiamo detto la società cretese viveva un periodo di ricchezza e sviluppo, non ebbe grossi problemi a rialzarsi e a ricostruire prontamente quanto era andato distrutto. Qualche tempo dopo, però, intorno al 1450 a.C. una seconda devastante scossa di terremoto, seguita dalla terribile eruzione del vulcano dell'isola di Santorini (quella che secondo il mito avrebbe causato l'inabissamento della città di Atlantide), portò alla distruzione dei principali centri abitati dell’isola di Creta. Ciò spiega come mai, quando poco tempo dopo i principi micenei invasero Creta, non trovarono particolare resistenza. Si trovarono infatti davanti una civiltà che, per quanto ricca e influente, nel giro di tre secoli aveva subito due devastanti cataclismi e aveva dovuto ricostruire gran parte dei propri centri urbani.
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| Il salto del toro |
Gli affreschi cretesi, per generalizzare, sono caratterizzati da grande grazia ed eleganza delle forme e da essi possiamo ritrovare alcune convenzioni che sono tipiche in realtà di tutto il mondo antico. Si pensi, ad esempio, al fatto che i maschi siano rappresentati con una pelle bruno-rossastra mentre quella femminile è di colore bianco candido. Da notare anche come la figura umana di questo periodo è spesso rappresentata con gambe e volto di profilo mentre l'occhio è rappresentato frontale (ricorda per diversi aspetti l’arte egizia).
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| Esempi di arte cretese |
Civiltà micenea
La civiltà micenea fu, a differenza di quella cretese, molto meno interessata all'arte e alla bellezza, per concentrarsi su questioni più pratiche a partire dalla guerra. Questo minor interesse per l'eleganza e la raffinatezza lo ritroviamo anche nell'architettura a partire dal palazzo del sovrano che erano edificati all'interno di cittadelle fortificate mentre i cretesi, come abbiamo detto, non avevano fortificazioni a significare che, evidentemente, non si sentivano minacciati. I vari centri micenei invece erano spesso in opposizione tra di loro e quindi c'era un clima imperante di insicurezza che portò a creare muri talmente grandi da diffondere il mito che queste mura fossero state realizzate dai giganti. Questi palazzi erano inoltre posti su alture a ulteriormente sottolineare il loro carattere difensivo a cui contribuiva la presenza di torri d'avvistamento, ingressi segreti e passaggi sotterranei. Anche dal punto di vista decorativo essi appaiono più austeri rispetto a quelli cretesi così come la pianta risulta maggiormente regolare e lineare. Il centro focale del palazzo era la stanza del trono, una sala solitamente ampia e molto alta e nel cui soffitto al centro troviamo un oculo da cui era possibile far uscire il fumo del fuoco che spesso ardeva al centro della sala. In questa stanza il signore locale, seduto sul suo trono, seguiva le udienze e governava la città.
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| Porta dei leoni |
Da citare sono anche le tombe a tumulo dove i micenei seppellivano i propri cari (ricordiamoci che prima del periodo greco nel mondo Mediterraneo era tipica l’inumazione non la cremazione). Si tratta di tombe sotterranee di forma spesso circolare da cui si accedeva attraverso un angusto corridoio coperto. Al centro della tomba troviamo la sepoltura del (o dei) defunti. Proprio grazie ai materiali recuperati dalle sepolture ci siamo potuti fare un’idea della cultura materiale del mondo miceneo. Gran parte di quello che noi oggi sappiamo su questa civiltà lo abbiamo dedotto proprio a partire dai corredi funebri.
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| Tomba a tumulo |
In una di queste tomba a tumulo venne trovato uno dei reperenti archeologici più noti della storia: la maschera funebre di Agamennone. A scoprire questa preziosa maschera d’oro fu Heinrich Schliemann il quale, dopo averla studita e confrontata con le altre maschere trovate nella stessa sepoltura, dedusse che per la sua unicità e per la sua eleganza dovesse essere la maschera funebre dell'eroe della guerra di Troia Agamennone. Ma facciamo un passo indietro. In questo periodo (ma lo vedremo anche in periodo romano) era tipico realizzare delle maschere dei propri cari defunti per conservarne le fattezze anche dopo la morte. Tornando a Schliemann il ragionamento dietro all’identificazione del reperto si basava sull’idea che la raffinatezza e la cura di questa maschera dovevano essere giustificate dal fatto che il defunto di cui ne ricalcava i tratti dovesse essere una persona di un certo rilievo sociale. E chi era secondo Schliemann il più importante esponente del mondo miceneo? Agamennone. Questa teoria che a lungo venne sostenuta dal mondo archeologico recentemente cominciò a essere messa in dubbio. Schliemann infatti non aveva una formazione archeologica e spesso era incline a intervenire su quello che trovava per adattare i resti scoperti alle proprie ipotesi e se andiamo a osservare la maschera funebre guardando determinati dettagli, come ad esempio la forma dei baffi o la pettinatura, ci accorgiamo di come siano vagamente simili a quella che era la moda tedesca dell'epoca. Secondo alcuni archeologi infatti Schliemann dopo la scoperta della maschera (che forse poteva sì avere qualche dettaglio più curato rispetto alle altre) l’avrebbe alterata al fine di provare che quella era la tomba di Agamennone.
| Maschera di Agamennone |








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