Gli studi su questa antichissima civiltà iniziano relativamente tardi, anche grazie alla spedizione militare che Napoleone porta avanti a partire dal 1798. Dal punto di vista militare la campagna è un fallimento, ma Napoleone porta con sé anche del personale esperto al fine di documentare la spedizione e, in caso, riconoscere eventuali beni preziosi (tra cui opere e oggetti d’arte) da poter riportare con sé in Francia.
Una delle civiltà palaziali caratterizzata da una storia millenaria è quella egizia che, seppur inserita nell’orbita dei regni ellenistici, sopravvive fino al 31 a.C. data in cui, nella battaglia navale di Azio (combattimento da inserire nel contesto più ampio della guerra civile Romana), Ottaviano Augusto sconfigge definitivamente Marco Antonio e la compagna Cleopatra (ultima discendente della dinastia dei Tolomei) ponendo così fine contemporaneamente sia all’esistenza dell’Egitto come regno autonomo che all’ultimo regno ellenistico. L’Egitto, infatti, da un punto di vista politico era l’ultimo dei regni nati dalla divisione del grande regno che, dopo la morte di Alessandra Magno era stato suddiviso tra i suoi generali. Da un punto di vista geografico l’Egitto era caratterizzato dalla presenza del Nilo che, come abbiamo detto anche per il Tigri e l’Eufrate, garantiva con il suo corso e le sue piene regolari (ogni anno a luglio il fiume usciva dagli argini e inondava i campi circostanti, quando le acque si ritiravano a novembre lasciavano sul terreno uno strato di fango estremamente fertile detto limo), una striscia di terra fertile e adatta alla coltivazione in un contesto desertico ostile alla vita sedentaria.
Religione e potere civile nella società egiziana
Anche in questo contesto l’arte era legata alla religione e, di conseguenza, all’esaltazione degli Dei e del faraone (considerato secondo la religione egizia come un dio incarnato). Proprio in quanto divinità il sovrano veniva rappresentato non in modo realistico ma, al contrario, in modo idealizzato con un volto perfetto che culminava un corpo scultoreo. Questo tipo di rappresentazione non era qualcosa di strano per l’epoca tanto che, per passare a una rappresentazione realistica del potere bisognerà attendere l’età ellenistica e, ancora di più, il periodo romano. Una particolarità della società egizia è che anche gli alti funzionari e i sacerdoti si potevano permettere forme di committenza artistico-architettonica e lo vedremo soprattutto quando parleremo delle grandi sepolture monumentali.
Pantheon egizio
La società egizia era una società fortemente religiosa nella quale l’aspetto devozionale si legava a doppio filo al potere civile incarnato dal faraone che, come abbiamo detto, era considerato un essere semidivino. Religione e ruolo del Faraone furono i due pilastri che garantirono quella stabilità politico-religiosa che perdura per tutto il periodo in cui l’Egitto rimane un regno indipendente (oltre 3000 anni).Questa sostanziale inalterabilità delle forme istituzionali ha comportato da un punto di vista culturale a una relativa omogeneità delle forme artistiche fissate intorno a canoni ( un canone figurativo comprende tutte quelle regole, quei modelli e quei caratteri che sottende alla rappresentazione di un particolare soggetto) ben precisi. Il Faraone, ad esempio, era solitamente rappresentato in piedi e con il corpo di profilo (a esclusione del l’occhio che invece era disegnato come visto frontalmente) il tutto caratterizzato da un alto grado di stilizzazione. Nel caso di opere scultoree il sovrano poteva essere rappresentato o seduto in modo composto a rappresentare la potenza e la forza dell’ imperatore, o in piedi, con le gambe leggermente divaricate come se ci fosse un passo in potenza e le braccia lungo i fianchi o incrociate sul petto. Questo tipo di rappresentazione è molto importante perché se noi guardiamo le opere degli scultori dell’antica Grecia vediamo come essi si siano ispirati a queste enormi sculture monumentali riprendendone le forme. È importante tenere a mente come sempre e in ogni luogo l’arte abbia preso ispirazione da quello che la precedeva in quanto le forme stilistiche, le mode e i gusti artistici circolavano liberamente. Altro elemento tipico della raffigurazione del Faraone (sia in pittura che in scultura) è che esso è sempre rappresentato più grande rispetto a tutte le altre figure. Come abbiamo detto per i sovrani mesopotamici questo tipo di proporzioni falsate vengono dette proporzioni gerarchiche.
Esempi di rappresentazione del Faraone
Le forme dell’arte egizia
La pittura era usata come la forma decorativa principale soprattutto per i manufatti artistici e le decorazioni parietali di tombe, palazzi e templi. Molti di questi reperti e di questi artefatti ci sono noti grazie soprattutto alle sepolture. Per quanto riguarda gli oggetti decorativi è facile intuire come essi facessero parte degli ampi corredi funebri. Sempre dall’ambito funebre ci sono pervenute diversi esempi di decorazioni parietali che ci hanno permesso di individuare alcune caratteristiche comuni della pittura egizia tra cui l’uso di colori accesi e stesi a tinte piatte (quindi senza l’uso di sfumature) e l’impiego di contorni neri relativamente spessi. In merito poi alla figura umana gli uomini avevano di solito una carnagione più scura rispetto alle donne, che avevano un incarnato più pallido.
In merito ai temi di queste decorazioni parietali, oltre alle già citate raffigurazioni religiose e politiche, possiamo osservare rappresentazioni di scene tratte dalla vita quotidiana conservate soprattutto nelle tombe dei funzionari e dei sacerdoti. È importante notare che a differenza delle rappresentazioni dei faraoni queste pitture di genere fossero molto realistiche e aderenti alla realtà. Questa volontà di verosimiglianza si trova sia nelle pitture che nelle sculture e in certi casi questo realismo arriva anche a rappresentazioni molto crude (lo vediamo bene nelle statue di scribi rappresentati spesso pesantemente accucciati a terra e con un fisico cadente).
Affreschi ritrovati in una camera funebre
Se finora abbiamo sempre detto che i Faraoni venivano rappresentati in modo idealistico esiste però un’eccezione: Akhenaton. Questo sovrano, noto per essere il padre di Tutankhamon, era ricordato dagli egizi per la sua riforma religiosa. Akhenaton, infatti, non solo non apprezzava particolarmente il politeismo egizio che prevedeva un pantheon di divinità a suo parere troppo ampio, ma soprattutto non voleva che il faraone venisse considerato una divinità. Sotto il suo regno si impose una nuova religione che tendeva verso il monoteismo pur conservando un pluralismo di divinità. Non era infatti possibile cancellare una tradizione profondamente radicata nella società e che perdurava da anni sempre identica a sé stessa. In questa nuova visione religiosa, diversamente dal pantheon precedente, al centro del culto si imponeva la figura del dio Sole Aton (da qui il termine atonismo per descrivere questa nuova religione). Come dicevamo all’inizio un grande elemento di novità fu il non ritenersi una divinità il che ebbe un riflesso anche nel mondo dell’arte. Le statue di Akhenaton, infatti, lo ritraggono in modo molto realistico tanto che, proprio per questo realismo a tratti anche crudo e severo, si è potuto ipotizzare che il faraone potesse soffrire, anche lui come il figlio, di una qualche malattia ereditarie. Dalle sue raffigurazioni emerge una figura con proporzioni poco coerenti con il canone abituale delle figure maschili: i fianchi erano larghi, il volto molto allungato e caratterizzato da labbra pronunciate, le braccia lunghe e strette e le dita affusolate.
Rappresentazioni di Akhenaton
Di Akhenaton, Faraone unico nel suo genere, sappiamo però ben poco perché dopo la morte il trono passò al figlio Tutankhamon che condannò alla damnatio memoriae[1] la controversa figura del padre. Non solo la sua tomba venne nascosta ma la sua riforma religiosa, che non ebbe mai una forte presa sulle persone comuni che rimanevano fedeli al vecchio culto, venne cancellata tornando al politeismo precedente. La tomba di Akhenaton è stata nascosta così bene che non siamo tutt’ora riusciti a trovarla anche se qualcuno ipotizza si trovi vicino alla tomba del figlio Tutankhamon
Le sepolture monumentali
Non possiamo ovviamente esimerci, quando parliamo degli egizi, di trattare di una delle forme architettoniche più note e famose di questa civiltà: le piramidi. Quando si parla di questa tipologia di edifici bisogna essere consci che si tratta di un tema molto complesso in quanto andrebbe affrontato sia dal punto di vista architettonico che religioso/simbolico. Consideriamo, ad esempio, che le piramidi (ma in generale tutti i monumenti sepolcrali) erano tutte site sulla riva sinistra del Nilo, sponda che, secondo la tradizione, era assegnata al mondo dei morti. I templi, al contrario, erano tutti eretti sull’altra riva in quanto dovevano stare nella sponda dedicata al mondo dei vivi.
Prima di addentrarci nella spiegazione delle piramidi dobbiamo fare un passo indietro. Prima di questo tipo di monumento sepolcrale vennero infatti altre forme di sepoltura, le cosiddette mastabe: una costruzione in pietra trapezoidale che racchiudeva al suo interno la camera sepolcrale (spesso posta sotto terra). È interessante notare come, nello stesso periodo in cui questi edifici venivano costruiti queste forme di sepolture monumentali, cominciava a nascere il fenomeno dei ladri di tombe e, proprio per questo, divenne fondamentale per gli architetti trovare forme sempre più complesse per difendere le mastabe prima e le piramidi poi dai furti e dalle intromissioni. Ciò portò non solo al trasformare l’interno delle tombe in veri e propri labirinti ma la leggenda vuole che gli architetti che progettavano queste sepolture venissero uccisi una volta terminati i lavori. Ma come mai era fondamentale evitare che qualcuno potesse arrivare alle camere sepolcrali? La risposta è molto semplice. Insieme al sarcofago, infatti, esse racchiudevano una grandissima quantità di manufatti, gioielli, sculture e altre opere d’arte dal valore inestimabile.
Struttura di una mastaba
Col tempo, però, i faraoni scelsero di abbandonare questo tipo di sepoltura preferendo ad esso le più imponenti e maestose piramidi. Ma le mastabe non vennero del tutto abbandonate e continuarono a rappresentare per diversi anni l'edificio funebre per eccellenza di sacerdoti e alti funzionari egizi.
Ma veniamo alle piramidi, probabilmente uno dei monumenti funebri più noti e famosi dell'intera storia dell'arte (soprattutto le tre grandi piramidi di Giza dei faraoni Cheope, Chefren e Micerino). Proprio come le precedenti mastabe anche le piramidi si componevano di una parte monumentale emersa (prima a gradoni poi, col tempo, progressivamente lisciate fino alla forma che conosciamo oggi) e una parte posta al di sotto del livello del terreno dove si trovava la vera e propria camera sepolcrale. Il lavoro di progettazione delle piramidi era molto complesso, basti pensare a come i lati del quadrato di base fossero posti in modo da allinearsi ai quattro punti cardinali. Anche dietro al più piccolo dettaglio si cela quindi un lungo e articolato processo di progettazione.
Struttura della piramide
La fortuna delle piramidi andrà scemando a partire dallo spostamento della capitale del regno d'Egitto a Tebe nel Medio Regno quando tornerà di moda l'uso di tombe ipogee, ossia tombe scavate (spesso) nel fianco di una collina. Molte di queste sepolture le troviamo nella cosiddetta Valle dei Re, nei pressi dell'odierna Luxor (Egitto meridionale). Tra le tombe ipogee più famose troviamo senza dubbio quella di Tutankhamon, nota soprattutto per essersi conservata intatta sino a noi permettendoci quindi di avere un esempio dell'estrema ricchezza dei corredi funebri che accompagnavano i faraoni nel loro viaggio nell' aldilà.
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