Giotto: le opere della maturità
Interessante la storia che si cela dietro la costruzione di questo edificio. Il padre di Enrico Scrovegni, Rinaldo, era diventato ricco prestando denaro ma guadagnandosi la nomea di usuraio, tanto che Dante lo inserì in uno dei gironi del suo inferno. La costruzione di questo edificio, che pur essendo una cappella privata era aperto alla cittadinanza, è quindi da inserire nella volontà di cercare di ripulire la sua immagine e quella della sua famiglia, cercando di mostrarsi come un benefattore.
Il tema dell’apparato pittorico è, anche in questo caso, legato all’iconografia sacra. In particolare qui troviamo scene tratte dalle storie della vita di S. Gioacchino e S. Anna (i genitori della Madonna), della Vergine e di Cristo. Il ciclo di affreschi, progettato direttamente da Giotto, si fonde alla perfezione con la semplice struttura ad aula unica della cappella. Un’architettura molto semplice che pur contrastando con la ricchezza e la complessità dell’apparato pittorico ma che ne fa da perfetta cornice proprio perché riesce a metterlo pienamente in evidenza. A completare la decorazione troviamo, sul soffitto voltato a botte, un cielo stellato arricchito da cinque tondi all’interno dei quali troviamo i quattro evangelisti e, al centro, Gesù.
Tornando all’organizzazione degli spazi, le scene tratte dalle storie di Gioacchino, Anna, della Vergine e di Cristo si distribuiscono sui tre lati interni dell’edificio ad eccezione della controfacciata dove troviamo il giudizio universale con Cristo in mandorla che giudica dannati e beati. Interessante notare che, all’interno di questa scena, troviamo anche il committente dell’opera nell’atto di donare il modellino della cappella.
Una delle scene più note, di questo ciclo di affreschi è sicuramente il compianto sul cristo morto, ossia il momento in cui una serie di personaggi rendono omaggi alla salma del Cristo appena deposta dalla croce. Il fulcro dell’opera sta proprio nel corpo del figlio di Dio verso il quale converge anche la spoglia collina sullo sfondo, quasi a voler indicare allo sguardo dell’osservatore dove andare a posarsi. A sorreggere il corpo di Gesù troviamo la Vergine Maria, il cui volto è provato dal dolore, e altre donne tra cui spicca Maria Maddalena che gli sorregge i piedi. Troviamo poi S. Giovanni, col capo che va a occupare il centro geometrico dell’opera, tutto incurvato verso l’avanti con le braccia spalancate anch’esso travolto dal dolore. Ma a disperarsi non sono solo le figure terrene, ma anche gli angioletti che riempiono la metà superiore dell’opera occupata dal cielo di quel tipico blu giottesco e che partecipano in modo molto umano alla tragedia in corso. Già da questa breve descrizione di alcuni dei personaggi emerge immediatamente l’attenzione che Giotto pose nella cura minuziosa delle emozioni dei personaggi la cui emotività emerge con forza. Spicca anche la naturalezza dei gesti dei vari personaggi e la cura quasi classica per la realizzazione dei panneggi degli abiti.
![]() |
| Giotto, Compianto sul Cristo morto |
Oltre agli affreschi Giotto si dedicò anche ad altre forme pittoriche, a partire dalla pittura su tavola di cui uno degli esempi più importanti è senza dubbio la Madonna di Ognissanti, realizzata nel primo decennio del XIV sec. e che prende il nome dall’omonima chiesa di Firenze. Il tema è quello della madonna in trono, anche detto maestà, tipico del periodo gotico e sul quale si erano cimentati anche altri artisti come Cimabue. Alla tradizione precedente si riallaccia anche l’uso massiccio del fondo oro. Sempre legato al passato possiamo notare un ritorno alle proporzioni gerarche con le figure della Madonna e del Cristo bambino che sono più grandi rispetto agli altri personaggi. A questi tratti di continuità col passato si inseriscono anche alcune importanti novità stilistiche a partire dalla fisicità dei personaggi che ben emerge nel Gesù bambino. Un altro elemento di novità sta nell’abito della Vergine che qui indossa una veste bianca, colore abbastanza estraneo alla tradizione mariana. Importante anche il gioco di luci e ombre che Giotto mette in campo e che si può ben osservare nelle pieghe delle vesti, vesti che se guardiamo bene presentano anche alcuni dettagli ricamati in oro. Un ruolo quasi da protagonista ce l’ha anche il trono, che con la sua complessità e le sue forme goticheggianti. Interessante notare come, da una parte, con i suoi elementi verticali e degli archetti che si aprono nella parte alta del trono, dà un senso di leggerezza che però si scontra con la pesantezza della base in marmo. Ai lati del trono troviamo una schiera di angeli e santi tra cui due figure alate che offrono rispettivamente una corona dorata, simbolo di Maria regina del cielo, e una pisside (un’urna dorata con coperchio entro cui si conservano le ostie consacrate, che allude alla futura passione di Cristo. In primo piano troviamo poi due angeli inginocchiati che offrono dei vasi di rose e gigli. Tutte queste figure collaborano a dare un maggiore senso di spazialità alla scena, rafforzandone l’effetto di tridimensionalità. Da notare l’attenzione posta da Giotto nel cercare una maggiore naturalezza. Si veda come esempio il volto della Vergine che accenna a un leggero sorriso.
![]() |
| Giotto, Madonna di Ognissanti |
Altre due opere di Giotto degne di nota sono le decorazioni nelle cappelle Peruzzi e Bardi realizzate tra il 1314 e il 1325 a Firenze nella basilica francescana di S. Croce. Per quanto riguarda la cappella Peruzzi, la prima realizzata, il tema del ciclo di affreschi sono le storie di S. Giovanni Battista e S. Giovanni Evangelista. Nella cappella Bardi invece troviamo le storie di S. Francesco riassunte in 7 episodi. Nonostante le condizioni di conservazione precarie, pur migliorate dal restauro del 2010, si può comunque notare l’altissima qualità pittorica degli affreschi. A colpire di questo ciclo pittorico sono l’attenzione per i dettagli, la cura delle architetture, il realismo delle figure e l’espressività dei volti. Molti di questi dettagli, come ad esempio le rughe di espressione intorno agli occhi di S. Giovanni Evangelista nella scena dell’Ascensione si sono potuti notare però solo con un’attenta analisi ai raggi UV che ha permesso di far emergere elementi che il tempo si era portato via. In ogni caso emerge in modo chiaro la grandissima capacità di Giotto di padronare la tecnica pittorica dimostrando di essere quel grande maestro che è.
![]() |
| Giotto, Storie di san Giovanni Battista e di san Giovanni Evangelista nella cappella Peruzzi |


_adj.jpg)


Commenti
Posta un commento