Il periodo classico della Grecia antica rappresenta uno dei momenti più importanti della cultura materiale classica e uno dei settori dove meglio si esprime l'abilità artistica degli artisti greci è senza dubbio la scultura. Uno dei cambiamenti più importanti avvenuti durante il periodo classico è una trasformazione fondamentale nella concezione stessa del ruolo dell’artista. Da semplice artigiano quale era durante il periodo arcaico, l’artista diviene una figura autonoma e riconosciuta, capace di rivendicare la propria opera come espressione unica e individuale. Le fonti storiche iniziarono di conseguenza a menzionare sempre più spesso il nome degli artisti, di cui vengono riportati anche alcuni accenni biografici, il che ci permette di arricchire ulteriormente la nostra conoscenza su di loro
Il contesto storico e culturale
A lungo è stata viva la convinzione che il periodo classico rappresentasse l'apice dell'arte greca. Questa idea si sviluppò in un periodo molto preciso, ossia durante l'epoca ellenistica, quando la Grecia perse la sua autonomia politica e culturale, la sua libertà e anche la sua stessa struttura basata sulle poleis che a lungo aveva caratterizzato la penisola ellenica. L'essere inglobati nell'impero macedone e la nascita di nuovi centri culturali, come Pergamo e Alessandria, che sfidarono il prolungato dominio ellenico, alimentarono la nostalgia per un passato glorioso, rafforzando il mito della classicità - ritenuto il momento più alto della loro storia - come forma di contrasto a una percepita perdita di identità. Questa visione influenzerà profondamente l’estetica dell’Ottocento e oltre e fu a lungo presa per vera.
Impero macedone
Dal periodo arcaico allo stile severo
Non dobbiamo però commettere l'errore di vedere il classicismo come un fenomeno isolato. Non si tratta infatti di un improvviso cambiamento nella sensibilità artistica, ma di una naturale evoluzione che parte dagli ultimi secoli dello stile arcaico. Alla fine di questo periodo infatti, una nuova generazione di artisti sviluppò uno stile chiamato "severo", che fu fondamentale per superare le rigidità e le forme semplificate tipiche dell'arte arcaica a favore di un maggior realismo anatomico, ma anche di un maggior naturalismo. Troviamo allora corpi più armonici, panneggi più accurati, capigliature più semplici, ma maggiormente aderenti al vero, togliendo quindi tutti quegli orpelli decorativi che non hanno però riscontro nella realtà. Tutti elementi questi che troveremo anche nel periodo classico.
I materiali: dal marmo al bronzo
Il periodo classico vede inoltre un'altra importante novità per quanto riguarda lo sviluppo artistico: l’affermarsi del marmo come materiale privilegiato per la scultura e l’architettura. Se nell'età arcaica troviamo usati calcare, tufo e persino legno, nel periodo classico il marmo si impone progressivamente come il materiale predominante diventando sinonimo di potenza e ricchezza. Il Partenone e l’Acropoli di Atene, che rappresentavano il fiore all'occhiello della città e il simbolo della potenza dell'Atene periclea, ne sono esempi emblematici. Realizzati quasi interamente con marmo pentelico, materiale estratto a pochi chilometri dalla città sulle pendici dell'omonimo monte. Tuttavia, è il bronzo a rappresentare una vera e propria rivoluzione per quanto riguarda la scultura. Grazie allo sviluppo della tecnica della fusione a cera persa (modalità che prevede la creazione di una prima bozza in argilla sulla quale viene colato uno strato di cera sopra il quale si vanno a incidere i dettagli e infine viene versato il bronzo fuso all'interno di uno stampo che va a sciogliere la cera prendendone il posto), gli scultori riuscirono infatti a creare statue cave, più leggere rispetto a quelle in pietra rendendo così possibile una maggiore libertà di sperimentazione degli artisti, che poterono così tentare pose più ardite e realistiche. Tale fu il successo che nel corso di pochissimo tempo il bronzo andò ad affiancarsi alla pietra per la realizzazione delle statue, fino a superarla, diventando velocemente il materiale più utilizzato. Purtroppo, molte di queste statue in bronzo sono andate perdute nel corso del tempo, soprattutto durante i periodi romano e medievale, quando il materiale veniva rifuso per altri scopi (spesso non artistici). Per fortuna i romani, prima di fondere gli originali in bronzo, realizzarono copie in marmo che ci hanno fortunatamente permesso di preservare l’aspetto di molte opere greche, anche se queste riproduzioni richiedevano l’aggiunta di puntelli strutturali (che spesso ai nostri occhi appaiono fuori luogo e poco armonici) per sostenere il peso della pietra. La presenza di questo elemento ci permette quindi di identificare immediatamente a primo sguardo quelle che sono opere originali e quelle che invece sono copie successive
Tecnica della fusione a cera persa
Capolavori in bronzo: lo Zeus di Capo Artemisio e i Bronzi di Riace
Le poche opere in bronzo che ci sono pervenute fino a noi le abbiamo trovate o perché sepolte sotto terra, e quindi sopravvissute alle razzie successive, oppure perché inabissatesi sul fondo del mare e quindi, anche in questo caso, scampate a chi cercava bronzo da fondere. Proprio tra queste ultime spicca lo Zeus di Capo Artemisio (anche detto per la posa Zeus Saettante), una statua alta circa due metri e raffigurante il padre di tutti gli dei nell’atto di scagliare un fulmine (saetta che però non. ci è pervenuta). L'opera venne ritrovata in una nave affondata nei pressi di Capo Artemisio (nella parte sud-orientale della penisola) e da qua prende il nome. L'imbarcazione molto probabilmente stava riportando a Roma opere d'arte conquistate in Grecia. I Romani infatti dopo la conquista della penisola greca fecero razzia di tantissime opere che vennero riportate in patria come trofei. Lo Zeus saettante esprime un senso di forza contenuta: il movimento infatti è sospeso nell’attimo subito precedente l’azione, un gesto in potenza, mentre il volto, privo di espressioni emotive, incarna la severità tipica di questo stile (da cui il nome stile "severo") e il disinteresse degli artisti del periodo severo per le espressioni facciali. La posa è molto ardita: il braccio destro è rivolto all'indietro e regge il fulmine, mentre e quello sinistro si sporge in avanti per bilanciare il gesto. Interessante notare come per un periodo l'interpretazione di questa statua fu messa in dubbio in quanto alcuni studiosi invece di vederci Zeus, ritenevano che la statua rappresentasse Poseidone colto nell'atto di lanciare il tridente. Ipotesi questa che però è stata scartata nel corso degli anni ritenendo più accurata l'identificazione come Zeus.
Zeus di Capo Artemisio (o saettante)
Un altro esempio straordinario di scultura in bronzo, anche questo scoperto sul fondo del mare, sono i cosiddetti Bronzi di Riace, scoperti al largo delle coste calabresi a pochi metri dalla riva. Le due statue raffigurano guerrieri in posizione ponderata, con una gamba tesa a sorreggere il peso e l’altra leggermente flessa. Anche in questo caso è plausibile pensare che i bronzi navigassero insieme ad altre opere trafugate in Grecia alla volta di Roma. Questi due guerrieri, scoperti in perfetto stato di conservazione, fanno parte di un unico gruppo scultoreo e sono caratterizzati da una posa simile. Entrambi i guerrieri infatti sono raffigurati in posizione eretta, con una gamba leggermente flessa e l'altra che sostiene il peso del corpo. Con ogni probabilità poi dovevano tenere in mano una lancia e uno scudo, elementi che però non sono arrivati fino a noi. Entrambi i soggetti adottano quindi quella che viene chiamata posa ponderata, che diventerà elemento tipico della scultura greca soprattutto di periodo classico. Essa consiste proprio nel rappresentare la figura in un momento di quiete, non impegnata in un'azione precisa, con il peso del corpo che si scarica su un'unica gamba mentre l'altra si piega leggermente. Sebbene le due sculture facessero parte del medesimo gruppo scultoreo, i due guerrieri mostrano differenze stilistiche che rispecchiano anche la distanza cronologica (circa un decennio) tra le due realizzazioni. l cosiddetto guerriero A, il più antico tra i due, presenta una capigliatura lunga e una barba curata, un corpo possente dalla muscolatura tesa e un'espressione molto seria. Elementi questi che, come abbiamo accennato, sono tipici di quello che è lo stile severo, periodo durante il quale molto probabilmente quella statua venne realizzata. Il secondo soldato chiamato guerriero B, quello cronologicamente più vicino a noi, mostra già alcuni di quei tratti che saranno tipici della scultura classica. La sua anatomia è più morbida e armoniosa, il guerriero è più maturo e doveva indossare anche un elmo, che però è andato perso nel corso dei secoli. In questa statua l'attenzione dello scultore si concentra tutta sull'equilibrio e la distribuzione dei pesi, così da dare alla figura un senso di maggiore armonia.
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