Introduzione all'arte della Roma imperiale
Con l’età imperiale l’arte romana raggiunge la sua forma più matura e compiuta, consolidando definitivamente il proprio linguaggio e assumendo una funzione sempre più esplicitamente propagandistica.
I ritratti
Durante il periodo imperiale, infatti, si rafforza ulteriormente l’aspetto politico dell’arte, soprattutto per quanto riguarda il ritratto e, più in generale, la rappresentazione del sovrano. I ritratti ufficiali dell’imperatore venivano prodotti e diffusi capillarmente in tutto l’Impero, sia sotto forma di busti in pietra o marmo, sia attraverso le immagini coniate sul verso delle monete. In questo modo anche le popolazioni delle province più lontane, prive di sistemi di comunicazione rapidi, potevano conoscere il volto dell’imperatore e riconoscerne l’autorità: chi viveva nelle zone periferiche spesso non avrebbe avuto altrimenti alcuna percezione concreta di chi governasse, né notizia tempestiva di eventi come la morte o la successione del sovrano. Attraverso busti e monete si costruiva dunque una presenza simbolica costante del potere imperiale.Contesto storico
L'arte durante la Pax Augustea
Lo stesso clima di pace e prosperità inaugurato da Augusto si traduce anche nella costruzione dell’Ara Pacis, eretta nel Campo Marzio, area sacra dedicata a Marte e sede di importanti manifestazioni pubbliche. Si tratta di un altare celebrativo dedicato alla pacificazione del Mediterraneo, ottenuta dopo le campagne vittoriose in Gallia e in Spagna: una pace interna ed esterna, che garantisce stabilità ai confini e coesione all’interno dell’Impero. La struttura è relativamente semplice: un recinto rettangolare in marmo, privo di copertura, che racchiude al centro l’altare, il tutto impostato su un alto podio e accessibile tramite gradini; sui lati lunghi si aprono due ingressi. All’esterno il recinto è articolato in due registri decorativi: quello inferiore è ornato da girali vegetali d’acanto, mentre quello superiore presenta rilievi figurativi; i due registri sono separati da una fascia decorativa a motivi geometrici. Agli angoli compaiono lesene con capitelli corinzi, elementi con funzione prevalentemente estetica e non strutturale. Le scene figurate sono numerose: sacrifici animali, episodi mitici come il Lupercale con Romolo e Remo allattati dalla lupa, e la personificazione della Pace, talvolta identificata dagli studiosi con Tellus, la Madre Terra. La scena più celebre è tuttavia la processione rituale scolpita sui lati corti, che si distingue per la forte plasticità delle figure, disposte su più piani e rese con un sapiente uso del chiaroscuro, tanto da sembrare quasi statue a tutto tondo emergenti dal marmo. All’interno del corteo compaiono Augusto e i membri della sua famiglia, riconoscibili per fisionomie, acconciature e abiti: tra questi Agrippa, Gaio Cesare, Giulia e Tiberio. La presenza della gens augustea all’interno di un monumento dedicato alla pace rivela chiaramente la volontà politica di legare la prosperità dell’Impero alla figura dell’imperatore e della sua dinastia. All’interno, infine, la decorazione è più semplice: nella parte inferiore un motivo che imita un antico recinto ligneo, richiamo alle tradizioni arcaiche dei luoghi sacri, mentre nella fascia superiore compaiono festoni, bucrani e coppe rituali, elementi connessi simbolicamente al sacrificio. L’Ara Pacis diventa così una sintesi perfetta dell’arte imperiale: equilibrio formale, raffinatezza tecnica e chiara funzione ideologica.



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