Introduzione all'arte della Roma imperiale

Con l’età imperiale l’arte romana raggiunge la sua forma più matura e compiuta, consolidando definitivamente il proprio linguaggio e assumendo una funzione sempre più esplicitamente propagandistica.

I ritratti

Durante il periodo imperiale, infatti, si rafforza ulteriormente l’aspetto politico dell’arte, soprattutto per quanto riguarda il ritratto e, più in generale, la rappresentazione del sovrano. I ritratti ufficiali dell’imperatore venivano prodotti e diffusi capillarmente in tutto l’Impero, sia sotto forma di busti in pietra o marmo, sia attraverso le immagini coniate sul verso delle monete. In questo modo anche le popolazioni delle province più lontane, prive di sistemi di comunicazione rapidi, potevano conoscere il volto dell’imperatore e riconoscerne l’autorità: chi viveva nelle zone periferiche spesso non avrebbe avuto altrimenti alcuna percezione concreta di chi governasse, né notizia tempestiva di eventi come la morte o la successione del sovrano. Attraverso busti e monete si costruiva dunque una presenza simbolica costante del potere imperiale.

Contesto storico


Prima di proseguire è però necessario inquadrare storicamente il periodo: l’età imperiale ha inizio nel 27 a.C., quando Augusto fonda formalmente l’Impero, e si protrae fino alla sua dissoluzione in Occidente nel 476 d.C., con la deposizione di Romolo Augustolo da parte del re barbaro Odoacre. Questo nuovo assetto politico segue una lunga fase di lotte intestine che avevano lacerato il tessuto sociale romano negli ultimi decenni della Repubblica, dalla morte di Cesare fino al 27 a.C., in un contesto segnato da conflitti tra fazioni e aspiranti al potere. Il culmine di questa crisi si raggiunge nel 31 a.C. con la battaglia di Azio, nella quale Ottaviano sconfigge Marco Antonio e Cleopatra, evento che porterà al suicidio dei due e alla definitiva riunificazione del territorio romano. Con Augusto si apre così un lungo periodo di pace e prosperità, noto come Pax Augusta, che favorisce la ripresa economica e un’intensa attività edilizia sostenuta direttamente dall’imperatore. Emblematica è la celebre frase attribuita ad Augusto: «Ho trovato una città di mattoni e ve la restituisco di marmo», che testimonia la straordinaria fioritura architettonica di Roma, tra nuove costruzioni e restauri monumentali.

L'arte durante la Pax Augustea


In questo contesto l’arte assume un ruolo propagandistico ancora più marcato rispetto all’età repubblicana, non solo nel ritratto ma anche nell’architettura civile e monumentale. Il periodo imperiale è infatti caratterizzato da grandi progetti pubblici che sorgono a Roma e, progressivamente, in tutte le città dell’Impero. Tra gli esempi più significativi vi sono gli archi di trionfo, monumenti attraversabili sotto i quali passavano i cortei celebrativi. Essi venivano eretti per commemorare le vittorie militari degli imperatori o dei generali e costituivano un ricordo permanente ed eterno delle imprese belliche. Qualora il personaggio celebrato cadesse in disgrazia, poteva essere colpito dalla damnatio memoriae, cioè dalla cancellazione di ogni traccia della sua memoria: iscrizioni, volti e rilievi venivano modificati, scalpellati o sostituiti, e talvolta parti decorative provenivano da monumenti precedenti dedicati a figure condannate. Dal punto di vista strutturale, l’arco di trionfo presenta una forma relativamente semplice: un grande parallelepipedo attraversato da uno o più fornici, spesso tre, con quello centrale più ampio per consentire il passaggio dei carri e del bottino di guerra. L’interno poteva essere decorato con volte a cassettoni e rilievi figurativi; le aperture erano scandite da semicolonne addossate o, nei casi più ricchi, da colonne libere. Nella parte superiore si trovava l’iscrizione dedicatoria, che permetteva di identificare immediatamente il dedicatario e l’evento celebrato, mentre le superfici erano rivestite da bassorilievi raffiguranti scene di battaglia, marce trionfali, prigionieri e beni confiscati, con l’obiettivo evidente di esaltare il sovrano vincitore. L’intento propagandistico risulta quindi centrale e dichiarato.

L'Ara Pacis



Lo stesso clima di pace e prosperità inaugurato da Augusto si traduce anche nella costruzione dell’Ara Pacis, eretta nel Campo Marzio, area sacra dedicata a Marte e sede di importanti manifestazioni pubbliche. Si tratta di un altare celebrativo dedicato alla pacificazione del Mediterraneo, ottenuta dopo le campagne vittoriose in Gallia e in Spagna: una pace interna ed esterna, che garantisce stabilità ai confini e coesione all’interno dell’Impero. La struttura è relativamente semplice: un recinto rettangolare in marmo, privo di copertura, che racchiude al centro l’altare, il tutto impostato su un alto podio e accessibile tramite gradini; sui lati lunghi si aprono due ingressi. All’esterno il recinto è articolato in due registri decorativi: quello inferiore è ornato da girali vegetali d’acanto, mentre quello superiore presenta rilievi figurativi; i due registri sono separati da una fascia decorativa a motivi geometrici. Agli angoli compaiono lesene con capitelli corinzi, elementi con funzione prevalentemente estetica e non strutturale. Le scene figurate sono numerose: sacrifici animali, episodi mitici come il Lupercale con Romolo e Remo allattati dalla lupa, e la personificazione della Pace, talvolta identificata dagli studiosi con Tellus, la Madre Terra. La scena più celebre è tuttavia la processione rituale scolpita sui lati corti, che si distingue per la forte plasticità delle figure, disposte su più piani e rese con un sapiente uso del chiaroscuro, tanto da sembrare quasi statue a tutto tondo emergenti dal marmo. All’interno del corteo compaiono Augusto e i membri della sua famiglia, riconoscibili per fisionomie, acconciature e abiti: tra questi Agrippa, Gaio Cesare, Giulia e Tiberio. La presenza della gens augustea all’interno di un monumento dedicato alla pace rivela chiaramente la volontà politica di legare la prosperità dell’Impero alla figura dell’imperatore e della sua dinastia. All’interno, infine, la decorazione è più semplice: nella parte inferiore un motivo che imita un antico recinto ligneo, richiamo alle tradizioni arcaiche dei luoghi sacri, mentre nella fascia superiore compaiono festoni, bucrani e coppe rituali, elementi connessi simbolicamente al sacrificio. L’Ara Pacis diventa così una sintesi perfetta dell’arte imperiale: equilibrio formale, raffinatezza tecnica e chiara funzione ideologica.


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