La scultura greca arcaica
Il periodo arcaico in Grecia vide lo sviluppo della statuaria lungo due principali direttrici: da una parte, la scultura di piccole dimensioni e dall'altra la scultura colossale, ovvero la scultura a dimensioni reali. Quest'ultimo tipo di opere non è originario dell'antica Grecia bensì è di derivazione orientale, in particolare proveniva dall'Egitto. La Grecia infatti era strettamente connessa con il resto del mondo e, anche dal punto di vista artistico, le influenze esterne furono fondamentali per la formazione e l'evoluzione dello stile greco.
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| Koùroi rappresentanti i Dioscuri realizzati da Polimede di Argo, fine VI secolo a.C. |
Per quanto riguarda la statuaria minore, essa ha origini antichissime e sviluppa già a partire dal periodo geometrico (IX - VII sec. a.C.). Questa statuaria si declina in vari formati e materiali, anche se principalmente i greci utilizzarono il bronzo. Proprio questo fattore però, ha fatto sì che molte di queste sculture non ci siano pervenute poiché il bronzo, essendo un materiale molto pregiato e facilmente riutilizzabile, è stato spesso rifuso, soprattutto nel periodo romano e medievale. Salvo qualche raro esempio - spesso ritrovato sepolto o sul fondale marino e perciò scampato così alla fusione - solo ciò che è stato riprodotto in pietra o altri materiali è riuscito a sopravvivere fino ai giorni nostri. Tornando a noi, questa statuaria di piccole dimensioni è caratterizzata da una geometrizzazione e semplificazione del corpo umano simile a quella che abbiamo visto anche nella ceramica. I principali soggetti rappresentati poi sono guerrieri, artigiani raffigurati nel loro lavoro e figure religiose, spesso legate a un culto votivo, raffiguranti le divinità o l'offerente stesso.
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| Centauro fittile di Lefkandi e bronzetto di auriga |
Intorno al 700 a.C. si sviluppa poi una scultura di più grandi dimensioni, senza che però ciò porti alla scomparsa di quella minore. L'idea di creare sculture più grandi e più vicine alle dimensioni reali, considerata più maestosa, è attribuita secondo la tradizione, al mitico scultore Dedalo, padre di Icaro e colui che progettò il famoso labirinto di Cnosso. Anche se questa è solo una leggenda, rappresenta pur sempre un tentativo di dare un'origine importante e quasi mitica alla scultura. Tra le caratteristiche della scultura arcaica troviamo volti triangolari e capigliature spesse e pesanti, realizzate con grandi riccioli semplificati, che possono ricordare collane di perle (e per questo definita capigliatura a perlone). Questa scultura viene definita "dedalica" proprio per il legame con la tradizione mitica.
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| Dettaglio della Dama di Auxerre, VII sec. a.C. |
La scultura di grandi dimensioni si concentra almeno inizialmente su due soggetti principali: la figura maschile, il kouros (kouroi al plurale), e la figura femminile, la korè (korai al plurale). Il kouros è rappresentato frontale, stante, non impegnata in nessuna azione in particolare, con le braccia distese lungo i fianchi e i pugni chiusi, una gamba leggermente avanzata rispetto all'altra. La korè, sebbene simile nella posa frontale, differisce per avere i piedi allineati e una delle braccia - solitamente la sinistra - portata al petto in segno di devozione. Una caratteristica distintiva del kouros è poi la nudità, che sta a rappresentare la dignità eroica. Nella cultura greca infatti, bellezza e valore erano strettamente legati. Un corpo perfetto rispecchiava quindi un'anima coraggiosa e nobile. Questo concetto è ben illustrato ad esempio nell'Iliade quando si parla di Paride, il figlio del re di Troia, descritto come bellissimo e valoroso, la cui bellezza, ci dice Omero, non tradiva mai paura o viltà. Al contrario, la nudità femminile era impensabile e inaccettabile per la morale di quel periodo (e anche per diversi secoli a venire), e per questo le statue femminili erano sempre rappresentate vestite. Questo rifletteva una società in cui le donne vivevano una vita riservata, priva di emancipazione, un'esistenza di serie B rispetto a quella degli uomini. Il fatto che le sculture femminili fossero sempre vestite ha permesso di utilizzare gli abiti delle statue femminili per datare l'opera. Per fare un esempio, nelle sculture di periodo arcaico il vestito tipico era composto da una tunica leggera alla quale si sommava un mantello più pesante mentre successivamente si assiste alla comparsa del cosiddetto peplo, un abito composto da un panno di lana fissato in vita da una cinta e caratterizzato da un ricco drappeggio. Un altro modo per datare con relativa precisione le statue sia greche che successivamente romane è osservare la capigliatura delle sculture femminili che in base alla moda seguita ci permette di farci un'idea di quando siano state realizzate. Kouroi e korai avevano inoltre valenza religiosa e venivano realizzati come offerta agli idei, anche se non sappiamo se rappresentassero l'offerente (più probabile) o la divinità. Le korai in particolare erano principalmente statue votive dedicate alle due grandi divinità femminili del pantheon greco: Era, la moglie di Zeus, e Atena, dea della sapienza, delle arti e della guerra.
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| Esempio di kouroi e korai |
Un altro elemento che caratterizza la statuaria arcaica è il cosiddetto "sorriso arcaico", una caratteristica che sopravviverà fin quasi al periodo ellenistico. Questo sorriso quasi sardonico, sarcastico, non ha alcun significato psicologico o emozionale, è piuttosto un tratto puramente estetico realizzato a solo scopo decorativo. Le statue arcaiche erano inoltre caratterizzate da una fortissima simmetria, tanto che se tracciassimo una linea immaginaria passante per l'asse verticale delle statue le due parti sembrerebbero l'una il riflesso dell'altra (a esclusione del braccio flesso della kore). A ciò si aggiunge poi una forte staticità, per nulla scalfita dalla presenza di una gamba avanzata che va a suggerire un movimento potenziale. Con il passare del tempo però le forme dei kouroi e delle korai tendono a diventare progressivamente più slanciate, aggraziate e naturalistiche, con un'attenzione crescente alla rappresentazione armoniosa ed elegante del corpo umano. Le sculture ioniche, in particolare, si distinguono proprio per queste caratteristiche.
Un confronto interessante può essere quello tra i cosiddetti "Gemelli di Argo" (in quanto provenienti dalla città omonima), rappresentanti Castore e Polluce, e il kouros di Milo. I Gemelli di Argos, anche chiamati Dioscuri, che secondo la tradizione sono figli del potente dio Zeus, sono caratterizzati da forme stilizzate, capelli a perle, muscolatura accentuata, e rappresentano una scultura ancora primitiva e geometrizzata. Al contrario invece il kouros di Milo è più slanciato, elegante e naturalistico, esemplificando con le sue forme l'evoluzione della statuaria greca verso forme più eleganti, aggraziate e armoniose.
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| Confronto tra i Dioscuri e il kouros di Milo |
Intorno al VI secolo a.C. poi, anche ad Atene e nel mondo attico si sviluppa una scultura di grandi dimensioni che, oltre a rappresentare la figura umana in modo più naturalistico, amplia la gamma dei soggetti scolpiti. Un esempio è il cosiddetto "Moscoforo" - che letteralmente significa portatore di vitello -, una statua di autore ignoto databile al 560 a.C. in marmo alta un metro e sessanta raffigurante un uomo che porta un vitello sulle spalle. Anche se potrebbe sembrare, in questo caso non si tratta di un kouros, poiché la figura rappresenta da una parte una persona nel pieno di un'azione (in questo caso trasportare un vitello) e dall'altra perché si tratta di un insieme di due soggetti: l'uomo e l'animale. Altra differenza sta nel fatto che il Moscoforo non è nudo, ma vestito con una sorta di tunica molto aderente che mette bene in rilievo le forme del corpo. La statua era inoltre policroma, caratteristica questa diffusa in epoca classica, anche se spesso le parti colorate sono andate perse nel corso dei secoli. La nostra idea di statua bianca infatti, deriva da una falsa concezione del XIX sec., secondo al quale le statue classiche fossero del colore della pietra; tanto che in diverse occasioni le tracce policrome vennero eliminate nel corso dei restauri. Colpisce in questa statua il vuoto degli occhi, questa come tante altre statue aveva infatti occhi realizzati in pasta vitrea, capaci di dare maggiore lucentezza e una parvenza di maggiore veridicità. Nonostante poi il peso che l'uomo regge non troviamo nessuna traccia di sforzo ma anzi il volto risulta del tutto impassibile. Se poi guardiamo al vitello notiamo come la fierezza dell'uomo contrasta con il carattere mansueto dell'animale. Da notare poi anche il gioco geometrico delle braccia dell'uomo che afferrando le zampe del vitello vanno a creare una sorta di grande X che inquadra il busto. Sulla base del Moscoforo poi, troviamo il nome del dedicante, un certo Rhombos, allevatore ateniese evidentemente benestante, che dedicò questa statua alla dea Atena protettrice della città.
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| Moscoforo, 570-560 a.C. circa |
Nella seconda metà del VI secolo a.C., la scultura attica si orienta sempre di più verso il naturalismo nel tentativo di adeguarsi all'armonia e l'eleganza del gusto ionico. Questo cambiamento si riflette soprattutto nei volti, che assumono espressioni e pose sempre meno convenzionali, e nella capigliatura, che diventa più realistica e meno stilizzata. Questa evoluzione si vede bene nello sviluppo della statuaria femminile. Se le korai più antiche erano caratterizzate da abiti rigidi, cilindrici e dalle pesanti pieghe (quasi fossero delle colonne), si trasformano in figure più aggraziate e sensuali, con vesti che accentuano la femminilità e l'eleganza del corpo.
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| Statue attiche di V sec. a.C.: efebo di Kritios e kore di Euthydikos |







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