Ci troviamo nel 447 a.C., quando Pericle dà avvio ai lavori di ricostruzione monumentale dell’Acropoli, distrutta alcuni decenni prima nel 479 a.C. dai Persiani, quando questi invasero Atene. Con i lavori del 447, Pericle decide di fare dall’area sacra della città in un simbolo della superiorità culturale, politica, economica e militare di Atene rispetto alle altre città-stato del mondo greco.

Siamo in un momento storico molto importante per la città: dopo la vittoria ateniese nelle guerre persiane infatti, ottenuta grazie alla potente flotta navale che garantiva una talassocrazia (cioè la supremazia marittima), Atene aveva creato un impero commerciale e militare che dominava il mondo greco. Molte città nel corso del tempo si unirono a questo impero in cerca di protezione, ma tale espansione, dopo aver garantito un breve periodo di pace, finì per alterare gli equilibri di potere nella penisola greca. Questo portò a un intensificarsi dei conflitti, in particolare con la storica rivale Sparta, che organizzò una propria alleanza per contrastare l’egemonia ateniese. Questo portò infine allo scontro diretto tra Atene e Sparta nella guerra del Peloponneso, un conflitto di enormi costi umani, economici e sociali che insanguinò la penisola ellenica dal 431 al 404 a.C. e aprì in prospettiva la strada al dominio macedone.
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| I Propilei, Acropoli di Atene |
Ma andiamo con ordine. Se come abbiamo detto il Partenone fu il primo edificio ricostruito per via della sua importanza simbolica, il secondo edificio che venne riedificato sono i cosiddetti Propilei, ossia l’ingresso monumentale all’Acropoli. Realizzati tra il 437 e il 432 a.C., i lavori si interruppero però bruscamente a causa dello scoppiare della guerra del Peloponneso. In quanto accesso all’area sacra i Propilei vennero progettati per impressionare chiunque salisse verso l’Acropoli, con una struttura grandiosa e fortemente scenografica. Effetto che si percepisce ancora oggi in tutta la sua forza nonostante ad oggi la salita di accesso all’Acropoli sia stata profondamente modificata. Fidia, che soprintendeva ai lavori di tutta l’Acropoli, decise di affidare i lavori dei Propilei all'architetto Mnesicle, che aveva già contribuito ai lavori del Partenone. Proprio questo dettaglio ha fatto si che pur nelle rispettive differenze i due edifici mostrino elementi di similitudine e, visti assieme, l’effetto è molto armonioso e coerente. Nell’ottica di Fidia inoltre questo ingresso monumentale doveva inoltre essere una sorta di monumentale anteprima di quello che si sarebbe poi visto una volta arrivati all’Acropoli. Dobbiamo però sottolineare come ciò che oggi vediamo è il frutto della rivisitazione del progetto originale, che dovette essere adattato alla presenza di alcuni edifici precedenti che, in quanto sacri, non potevano essere demoliti. In particolare a ostacolare i progetti monumentali di Fidia e Mnesicle fu il tempio di di Atena Nike che poi avremo modo di vedere nel dettaglio tra poco. Un altro ostacolo furono i forti dislivelli i quali comporteranno poi, anche da un punto di vista architettonico, tutta una serie di scelte molto innovative per poter superare le difficoltà di lavorare su un terreno non in piano. Tornando a noi, come abbiamo accennato all’inizio i lavori dei Propilei vengono iniziati intorno al 437 a.C. per poi interrompersi all'improvviso nel 432. La base dell’edificio era in tufo, il quale poi venne ricoperto di stucco bianco per migliorarne l’aspetto in quanto questa pietra era all’epoca ritenuta non particolarmente di pregio. Tuttavia, a causa dell’interruzione repentina dei lavori dovuti allo scoppio della guerra (che privò Atene non solo di manodopera, ma anche e soprattutto di risorse economiche), alcune parti rimasero incomplete, come il tufo lasciato scoperto. Questo dettaglio non deve farci però pensare che manchino a questo edificio elementi di pregio, come ad esempio gli alzati che furono realizzati in marmo, un materiale già allora ritenuto assai pregiato e dal costo molto elevato, sia per i costi di estrazione e trasposto sia in considerazione della sua non facilissima lavorabilità. Anche nei Propilei quindi, proprio come nel Partenone, vediamo nei materiali scelti un riflesso della volontà periclea di sottolineare anche visivamente la ricchezza e la potenza di Atene. La costruzione ha una pianta molto complessa, tanto che potremmo definire i Propilei un insieme di tre edifici. Se guardiamo però l’edificio dall’esterno ciò non si nota minimamente in quanto la realizzazione armoniosa riesce a camuffarlo molto bene e a dominare è un senso di coerenza e di unità organica di tutte le sue parti. Il primo edificio è composto dal corpo centrale e rappresenta l'area più ampia dei Propilei. SI compone di una doppia facciata – una orientale verso il Partenone l’altra verso il la via sacra che portava dalla città fino all’Acropoli) – esastila (con sei colonne in fronte) con colonne doriche. Anche qui però, come nel Partenone, vedremo in realtà una commistione di stili diversi. Al centro dell’edificio troviamo poi oltre ai gradini una sorta di rampa che doveva servire per far passare i carri e i cavalli durante le processioni sacre. Affianco alla rampa troviamo infine sei colonne ioniche che fanno da cornice. Da questo corpo centrale poi si diramano poi due bracci laterali: da una parte abbiamo la Pinacoteca, preceduta a sua volta da uno spazio porticato e colonnato che ospitava i dipinti offerti in dono alla dea Atena, e dall’altra si situava uno spazio talmente piccolo da non poter essere sfruttato per nessuna funzione pubblica. Aa allora perché realizzarlo? Molto semplice: per i greci la simmetria era infatti un elemento fondamentale e se questo ramo dell'edificio non fosse stato realizzato dall'esterno ci sarebbe stato un colpo d’occhio disarmonico dovuto all’asimmetria. Per ovviare si decise allora di realizzare comunque questa parte per quanto piccola e inutilizzabile ma garantiva dall'esterno una visione nettamente simmetrica. I Propilei hanno un apparato decorativo molto scarso anche se noi non possiamo dire con certezza che non ci fossero decorazione, in quanto se da una parte ci è pervenuto un soffitto a cassettoni, ossia decorato con cavità quadrate disposte in maniera regolare, non abbiamo però nessun altro elemento ornamentale, come marmi a rilievo, statue, metope ecc. Sono però presenti in alcuni punti dei segni che gli scalpellini lasciarono per indicare il luogo in cui inserire le lastre in marmo che dovevano ricoprire gran parte dell’edificio. Questo dettaglio ci fa pensare che in linea teorica una decorazione doveva essere stata pensata ma che lo scoppio della guerra del Peloponneso nel 431 a.C. interruppe i lavori, lasciando la parte ornamentale, che ricordiamo è tra le ultime cose che viene realizzata, incompiuta.
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| Tempio di Atena Nike, Acropoli di Atene |
Ma il conflitto non impedì al cantiere dell’Acropoli di andare avanti. Tra il 425 e il 420 a.C. infatti, nel pieno della guerra del Peloponneso, venne ricostruito anche il Tempio di Atena Nike (la dea della vittoria). Si tratta di uno degli edifici più piccoli dell'Acropoli, e ciò contribuisce a spiegare la rapidità della sua costruzione. Di ordine ionico, il tempio è pseudoperiptero, ossia un tempio nel quale la cella si allarga fino inglobare le colonne perimetrali che diventano semi colonne, e tetrastilo, ossia con quattro colonne in facciata. In linea con l’ordine ionico delle colonne la decorazione del tempio presenta un fregio continuo a rilievo che rappresenta diverse scene di natura storica, che vedevano i greci come protagonisti, un fatto raro nell’arte greca. Nell’arte classica infatti non era usuale che si rappresentassero fatti realmente accaduti, pensiamo ad esempio al Partenone dove, per raffigurare le guerre persiane, Fidia e gli altri architetti che lavorarono all’apparato decorativo decisero di utilizzare scene metaforiche (come l’amazzonomachia o la gigantomachia) che volevano simboleggiare la lotta dei greci portatori di civiltà contro i barbari. Nonostante le sue ridotte dimensioni, il tempio si distingue per l’eleganza e la cura dei dettagli. Esso è inoltre interamente costruito in marmo, a voler ribadire ulteriormente la ricchezza e la potenza di Atene. Intorno al 410 a.C. venne aggiunta una balaustra marmorea decorata con rilievi. Nel 410 a.C. poi, a lavori ormai conclusi, venne eretto intorno a questo tempio un recinto con una balaustra in marmo anch'essa decorata a rilievo.
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| Eretteo, Acropoli di Atene |
Arriviamo ora all’ultimo grande edificio dell’Acropoli: l’Eretteo. Esso venne realizzato tra il 421 e il 405 a.C., subito dopo la fine dei lavori per il tempio dell’Atena Nike. Pur non essendo certi di chi fosse l’architetto che sovrintese ai lavori, secondo molti studiosi si tratterebbe di Callicrate. Come abbiamo accennato i lavori iniziano nel 421 a.C., una data importante in quanto proprio in quell'anno venne firmata la pace di Nicia, una tregua che doveva essere 50ennale ma finì per durare solo 7 anni, firmata tra Sparta e Atene. Nel 415 a.C. però gli scontri ripresero e i lavori per l’Eretteo vennero sospesi per riprendere solo qualche anno più tardi tra il 409 e il 407 a.C. Anche in questo caso, come per i Propilei, siamo di fronte a un edificio con una struttura abbastanza complessa, qui dovuta soprattutto alla compresenza nella stessa struttura di culti diversi. L’idea alla base era quella di riunire i vari culti legati alla città sotto uno stesso tetto, anche a discapito di una struttura più complessa e difficile da realizzare. A complicare ulteriormente le cose si aggiunge poi anche un dislivello. Consideriamo qui che essendo l’Acropoli posta sulla cima di un'altura i dislivelli sono all’ordine del giorno e ciò comporta tutta una serie di difficoltà. Tornando all’Eretteo, l'edificio è costituito da un corpo principale che è assimilabile a un tempio ionico esastilo, quindi con sei colonne in facciata, ma privo però della peristasi, ossia sprovvisto del colonnato perimetrale. Esso venne decorato con un fregio continuo marmoreo assai elegante e qualitativamente molto elevato. Nella cella, c'erano inoltre la statua di culto in legno d'ulivo e l'altare dedicati ad Atena Polias, ossia la divinità nelle sue vesti di protettrice della città di Atene. La scelta del legno d'ulivo non è fatto casuale, esso infatti è l'albero sacro di Atena, e aveva quindi anche un valore religioso molto importante. Nonostante il culto di Atena avesse nel Partenone un centro molto importante, questo santuario si collegava a culti molto più antichi, tanto che possiamo consideralo come il nucleo più antico dell’area sacra. SI diceva infatti che fosse stato proprio qui che Atena e Poseidone si sfidarono, scena questa rappresentata proprio in uno dei frontoni del Partenone. Qui infatti si sarebbero conservati i segni del tridente che il Dio del mare scagliò sulla pietra per far sgorgare l’acqua e l’olivo che Atena aveva fatto miracolosamente nascere tra le rocce. Proprio nell’Eretteo inoltre si concludeva la processione sacra delle Panateee, uno dei momenti sacri più importanti per la città di Atene. Il Tempio di Atena Polias inoltre sorgeva sul basamento di un tempiò più antico che aveva la stessa funzione e che venne distrutto a seguito della presa persiana della città. Intorno a questo tempio si aprivano poi altri ambienti i quali però non erano direttamente accessibili dal tempio, tra cui uno spazio aperto in cui cresceva proprio l’ulivo di cui abbiamo parlato prima. Oltre al tempio di Atena Polias e a questo spazio aperto, si apre poi uno degli edifici più famosi di tutta l’architettura classica ossia la famosissima loggia delle cariatidi. Ma facciamo un passo indietro. Le cariatidi sono una di mezzo tra il tra Kore, la statua femminile non impegnata in nessuna azione e la statua colonna. Nella loggia il colonnato era infatti costituito da sei statue femminili vestite con un peplo ionico anche se quelle che vediamo oggi sono in realtà delle copie sostituite agli originali per evitare che gli agenti atmosferici le rovinassero. Questo in considerazione dell’età e del precario stato di conservazione degli originali. Sulle 6 cariati, 4 in fronte 1 su ogni lato, si appoggia anche la trabeazione a fregio continuo. Col tempo la loggia delle cariatidi è diventata un modello per tanti altri edifici sparsi in tutta Europa.
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