Gli ordini dell'architettura greca


Gli ordini architettonici sono quell’insieme formalizzato di regole stilistiche e di proporzioni architettoniche che caratterizzano e disciplinano le forme architettoniche dei templi greci a partire dal VI sec. a.C. I vari ordini sono ben descritti nel III e nel IV libro del De architectura di Vitruvio.



Come penso tutti sappiano avendolo imparato fin dai primi anni di scuola gli ordini architettonici dei templi greci sono: dorico, ionico e infine Corinzio. L'ordine dorico è il più antico, il più semplice e il più massiccio, che si sviluppa a partire dal VI secolo a.C. nell’area del Peloponneso per diffondersi poi anche in Magna Grecia dove prospererà per diverso tempo. Tra i caratteri salienti di questo ordine possiamo osservare la colonna che è appoggiata direttamente sullo stilobate (il piano di calpestio del tempio) e ha un fusto scanalato e rastremato, ossia tende a restringersi man mano che sale (questo perché se fosse stato cilindrico visto da lontano avrebbe dato un senso di pesantezza mentre la rastrematura dà otticamente uno slancio visivo alla colonna). Se poi guardiamo il capitello notiamo come esso è formato da un elemento circolare (detto echino) che fa da tramite con la colonna su cui si appoggia un elemento rettangolare (detto abaco) sul quale si appoggia l'architrave e il fregio. Quest’ultimo è formato da un alternarsi di metope (lastre di pietra dipinte o scolpite a bassorilievo) e triglifi (lastre di pietra o terracotta scanalate). Il fregio è fondamentale perché è proprio attraverso quest’ultimo che noi siamo in grado di distinguere abbastanza facilmente gli ordini proprio perché in base all’ordine le forme del fregio cambiano.

Esempio di fregio dorico a metope e triglifi tratto dal Partenone (Atene)

Il secondo ordine è quello ionico, che si sviluppa nel VI sec. a.C. a partire dalla regione dell'Attica. In questo ordine le colonne sono appoggiate su una base composta da vari elementi alternati concavi e convessi mentre il capitello è formato da volute laterali spiraliformi. La colonna ionica rispetto a quella dorica risulta più snella, più slanciata e spesso arriva ad altezze maggiori con una rastremazione più lieve e una scanalatura più fitta. il Fregio ionico poi è privo di divisioni e per questo è detto fregio continuo il quale spesso e volentieri era decorato a rilievo e dipinto.

Esempio di fregio continuo di stile ionico tratto dal tempio di Atena Nike (Atene)

L'ultimo ordine è quello Corinzio che si sviluppa verso la fine del V secolo a.C. e avrà poi un maggior utilizzo in epoca ellenistica e romana. Si tratta di un ordine ornamentale applicato, ciò significa che rispetto agli altri ordini che hanno tutta una serie di regole e di proporzioni ben definite (pensiamo ad esempio alla regola per cui il numero di colonne del lato lungo è solitamente pari al doppio delle colonne del lato corto più uno) il corinzio riprende gran parte degli elementi dell'ordine ionico ingentilendoli e aggraziandoli e fino all'età romana quando viene codificato il corinzio tende a essere semplicemente un modifica a livello decorativo dell'ordine ionico. Tornando alla descrizione delle sue forme l'elemento più famoso dello stile corinzio è sicuramente il capitello finemente decorato con eleganti foglie d'acanto. Sopra di esso si estende un fregio continuo spesso lasciato liscio senza una vera e propria decorazione.

Esempio di fregio continuo corinzio tratto dal tempio di Zeus Olimpo (Atene)

Proviamo allora a fare qualche esempio che ci aiuti a visualizzare meglio quanto abbiamo detto. Partiamo dal tempio di Era a Olimpia (o Herarion), tempio dorico realizzato tra la fine del VII e l’inizio del VI sec. a.C.. Il tempio era inizialmente dedicato alla coppia divina Zeus ed Era poi, nei secoli, con la costruzione di un nuovo tempio più grande e più maestoso dedicato al solo Zeus, questo tempio più antico sarà lasciato al culto unico di Era. È interessante notare come questo tempio, proprio in virtù della sua antichità, inizialmente aveva una peristasi lignea. Tramite questo tempio quindi noi possiamo assistere alla progressiva sostituzione delle arcaiche colonne lignee con colonne di pietra, una sostituzione che avviene nel lungo periodo e passarono molti anni tra la prima colonna sostituita e l'ultima e ciò ci permette di studiare da vicino l'evolversi della peristasi e l'evolversi delle forme delle colonne stesse.

Ciò che resta del Tempio di Era a Olimpia

Un secondo esempio interessante da analizzare è il tempio di Atena Afaia a Egina. Si tratta anche qui di un edificio in ordine dorico la cui datazione è incerta perché l'area su cui venne edificato è un'area che fin dai tempi antichi era sede di culto e su cui si assiste a un susseguirsi di costruzioni sacre. Un altare era infatti già presente a partire dal VII sec. a.C. mentre un primo tempio in pietra venne eretto intorno al VI sec. a.C.. L’elemento caratterizzante di questo tempio è che per accedervi non si passava dalla solita scalinata, ma da una rampa. Molto importante è anche il suo diventare il fulcro dell’apparato decorativo. Il tempio di Atena Afaia presenta due frontoni che, pur presentando temi simili, vennero realizzati in due periodi distinti tanto che tra il frontone occidentale, il più antico, e quello orientale, il più recente, passano circa vent'anni e ciò ci permette di studiare come si evolve l'arte scultorea in questo periodo. Entrambi i rilievi infatti trattano il tema della guerra di Troia rappresentando due vicende diverse presi da due periodi diversi della guerra. Mentre quello occidentale riprende una vicenda tratta dalla prima fase della guerra di Troia, quella precedente alla storia omerica , il frontone orientale tratta proprio la spedizione resa famosa dall'iliade. Sfortunatamente del frontone conserviamo solo i resti, ma grazie alle statue ritrovate e alle tracce letterarie siamo in grado di ricostruire come doveva apparire. Se guardiamo agli elementi comuni a entrambi i frontoni al centro svetta Atena che non partecipa direttamente all'azione, ma è presente (seppur invisibile) e con la sua presenza fa da garante affinché il destino, che per i greci era già scritto, si compisse. Il resto della scena rappresenta l’opporsi di soldati che si dispongono seguendo la forma triangolare del frontone. Guardiamo ad esempio come man mano che ci si avvicina agli spigoli, dove quindi c'è meno spazio, vengono posti i soldati feriti o morenti seguiti poi da soldati in ginocchio (ad esempio arcieri) e via via fino ad arrivare al centro del frontone, dimostrando una sviluppata capacità di sfruttare al massimo lo spazio disponibile.

I due frontoni del tempio di Atena Afaia di Egina

Queste similitudini tematiche e di organizzazione dello spazio non nascondono però le differenze tra i due frontoni che sono molto marcate. Pensiamo ad esempio alle pose dei personaggi, con il frontone orientale (il più recente) dove le pose sono più naturalistiche, più rilassate e più armoniche mentre nel frontone occidentale (il più antico) le pose sono più forzate e meno realistiche riflettendo un principio di studio anatomico del corpo umano che però non è ancora stato portato a termine per cui certi elementi risultano ancora goffi e poco naturali.

Commenti