L'architettura greca di periodo arcaico



Il periodo arcaico è quel periodo della civiltà greca che va, all’incirca (ma la datazione non è unanime nel mondo dell’archeologia) dalla fine del VII secolo al 480 a.C. data dell’invasione persiana e della distruzione dei monumenti di Atene. Fu un periodo molto conflittuale, caratterizzato dal rafforzamento e dallo scontro delle varie città-stato ma anche di crescita economica che si rivede nella colonizzazione greca del Mediterraneo.




Esauritosi il momento di splendore delle civiltà cretese e micenea fra II e I millennio a.C. ha inizio quello che viene chiamato il medioevo greco, un periodo di decadenza e di disgregazione delle strutture sociali in cui, tra le altre cose, anche la scrittura venne a perdersi. Questo periodo buio ebbe diverse cause, tra le quali abbiamo da una parte una serie di mutamenti sociali interni alle società cretese e micenea che portano a un contrasto sociale tra i ceti popolari e i ricchi possidenti terrieri, e dall’altra un'invasione esterna, quella che definiamo come “invasione dorica”. Si trattava di popolazioni provenienti dal Medio Oriente e, in dettaglio, dalla dall'area della Persia che scesero in Grecia e sfruttando una situazione di crisi già presente ebbero gioco facile nella conquista della penisola ellenica e delle isole del Mar Egeo.

Nella prima metà del primo millennio a.C. si inizia però a vedere una lenta ripresa incentrata sulle nuove città-stato, intorno alle quali si sviluppa una fiorente società. Le città-stato erano entità autonome indipendenti e ciò provocò nel mondo greco l’assenza di un senso di comunità politica a favore di tante realtà indipendenti spesso in contrasto tra loro. Queste città stato venivano solitamente edificate in luoghi strategici (ad esempio su un'altura) ed erano strettamente connesse con il territorio agricolo circostante da cui otteneva le risorse necessarie per la propria sopravvivenza. Questo rapporto però non sarà sempre pacifico, e anzi spesso sarà causa di contrasti anche molto forti. La città-stato greca sì costituiva intorno a due poli: quello civile quello religioso. Il polo civile si concretizzava intorno all'Agorà, la piazza più importante della città e il centro nevralgico della vita quotidiana. Spesso dotata di porticati nell’Agorà trovavano una sede tutte quelle attività economiche e commerciali fondamentali alla vita e alla prosperità della città. Il fulcro religioso della città si costruisce attorno all'acropoli, la città alta (di conseguenza più facilmente difendibile), dove nel corso del tempo, vengono progressivamente spostati dalla città bassa i templi, i santuari, tesori ecc.

La polis greca

Dal punto di vista artistico, questa divisione in varie polis indipendenti si riflette in un continuo influsso reciproco tra le varie città-stato. Possiamo dire che esse seppur fossero indipendenti dal punto di vista politico, le polis greche non erano impermeabili alle influenze culturali reciproche. Se non altro anche per una sorta di competizione tra le varie città (si pensi ad esempio come nei santuari panellenici le varie città facessero a gara per ingraziarsi gli dei portando sculture sempre più belle, erigendo edifici sempre più maestosi ecc.).

Santuari panellenici

Interessante notare come in Grecia non esistesse una divisione netta tra arte e artigianato, diversamente quindi dal periodo che va dal Rinascimento con la sua distinzione tra le cosiddette arti maggiore (scultura, pittura e architettura) e le arti minori (tutte le altre forme artistiche). In greco il termine utilizzato per indicare ciò che noi chiamiamo “arte” è techne, che però aveva un significato ben più ampio andando anche a indicare un'enorme insieme di saper fare pratici volti a ottenere un risultato seguendo una serie di regole precise. Tra le varie techne, giusto per fare qualche esempio, troviamo la poesia, la politica, la retorica, ma anche l'arte di andare in guerra. Possiamo quindi sintetizzare che con techne si intendesse la realizzazione di qualcosa seguendo delle precise regole procedure. La centralità di un processo produttivo ben regolato ebbe come conseguenza la perdita di valore della libertà che nel mondo greco antico era un concetto del tutto estraneo. Se oggi un'artista spesso diventa famoso proprio perché di rottura e capace di portare qualcosa di nuovo, nel mondo greco non troviamo nessun accenno a una volontà di continuo cambiamento o di raggiungere l’unicità stilistica.

Con la colonizzazione (VIII – V sec. a.C.) e la conseguente espansione nel bacino del Mediterraneo i greci arriveranno a toccare le coste dell’Anatolia, del nord africa e dell’Italia meridionale. Questa ondata migratoria fu motivata sia dalla necessità di espansione territoriale, sia dalla necessità di maggiori risorse naturali. Attraverso questo processo la Grecia entrò in contatto con nuove realtà e culture diverse, a partire dal mondo orientale, da cui assorbe alcuni elementi di novità stilistici (con l’arrivo di nuovi linguaggi espressivi) sia tematici (con la comparsa di nuove di nuovi soggetti, spesso mostruosi che verranno nel tempo addomesticati e ingentiliti). Proprio per questo motivo questa fase della storia greca è detta periodo orientalizzante.

Mappa della colonizzazione greca (VIII - V sec. a.C.)

Se vogliamo parlare dell’archeologia greca di questo periodo non possiamo che partire da quello che è l'edificio architettonico più famoso e importante del mondo greco: il tempio. Come abbiamo detto i templi si inserivano in zone precise della città, all'inizio, nella polis più arcaica, abbiamo tracce di edifici sacri anche al di fuori dell'acropoli ma col tempo tendono a essere progressivamente spostati inseriti in questa zona sacra della città. Due sono i principali modelli di tempio che andranno a canonizzarsi a partire dal VII sec. a.C.: quello dorico e quello ionico (a cui si andrà ad aggiungere l’ordine corinzio ma su cui avremo modo di tornare più avanti). I due differiscono non solo dal punti di vista decorativo ma anche per alcune differenze strutturali. Possiamo citare il fatto che i templi ionici per un lungo periodo di tempo avranno la parte centrale scoperta e saranno circondati da un recinto sacro. 

Inizialmente per i primi tempi si utilizzano materiali poveri come il legno, la paglia per il tetto, mattoni e semplici blocchi di pietra grezza. Questo ha comportato che molti dei templi più arcaici non si sono conservati anche se, grazie alle fonti indirette, abbiamo traccia di come dovevano presentarsi. Col tempo l’architettura del tempio si evolve, cambiano soprattutto i materiali che diventano sempre più pregiati e resistenti, si passa al calcare (spesso poi intonacato e dipinto) se non addirittura al marmo (utilizzato di solito per alcuni elementi di rilievo). Solo nell'acropoli dell’Atene periclea si arriverà a utilizzare il marmo in modo estensivo su tutto il Partenone. Come accennato prima gran parte dei templi era non solo intonacato ma presentava anche tracce di colore (sia nelle colonne, che nei fregi e persino nelle statue). Questo colore non è però scomparso del tutto tanto che esistono ancora statue che hanno su di loro ancora flebili tracce di colore da cui abbiamo potuto ricostruire come dovevano apparire in origine. Un’altra fonte da cui abbiamo potuto trarre qualche idea sono le descrizioni scritte in cui emerge proprio la presenza del colore come elemento visivo fondamentale all’interno dei templi.

Ricostruzione di come dovesse apparire un tempio greco

La forma definitiva dei templi greci si sviluppò a partire dal modello del megaron, ossia il fulcro dell’architettura palaziale minoica e micenea a cui si uniscono anche elementi derivati dai templi egizi. Tornando al tempio greco la struttura che tutti l'abbiamo in mente si compone di una cella (o naos) rettangolare dedicato al culto della divinità, in cui potevano entrare soltanto i sacerdoti e custodiva la statua di culto (o àgalma), in legno per le statue più antiche e in pietra o bronzo per le realizzazioni successive. Solo pochissime statue di culto sono pervenute fino a noi e molti dei pochi reperti che abbiamo proviene dalla cosiddetta colmata persiana. Tornando alla struttura del tempio greco davanti e dietro la cella troviamo rispettivamente il pronao e (quest’ultimo non sempre presente), due spazi rettangolari chiusi sui lati proiezione dei muri della cella davanti da colonne. Intorno a questa struttura si sviluppa un colonnato detto peristasi che circonda l’intero tempio e sorregge l'architrave la quale, a sua volta, sostiene il fregio (che differisce in base all’ordine del tempio) sopra il quale si trova il tetto, inizialmente piatto poi successivamente diventa un tetto a falde ordinate ricoperto di tegole e sostenuto da impalcature lignee. Con questa trasformazione il peso del tetto aumenta vertiginosamente e si rende necessaria il passaggio, come avevamo accennato prima, da una peristasi in legno a una in pietra. Il nuovo tetto a falde inclinate fa sì che sulla fronte e sul retro dell’edificio si crei uno spazio triangolare tra architrave e le falde del tetto (quello che noi chiamiamo frontone) che diventerà il fulcro dell'apparato decorativo del tempio greco.



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