La ceramica nella Grecia arcaica

Dopo il declino dell'influsso della civiltà cretese e micenea, intorno al 900-700 a.C., in Grecia si sviluppa un nuovo stile decorativo. Questo gusto non si basa più su scene tratte dalla natura o dalla vita quotidiana, ma su decorazioni geometriche: triangoli, cerchi, quadrati, linee curve (spesso realizzate con l'ausilio del compasso per creare linee curve concentriche) e rette, zigzag e fasce nere. Per queste caratteristiche, lo stile viene denominato "geometrico".

Esempio di ceramica di stile geometrico


Durante il primo periodo di sviluppo dello stile geometrico, definito periodo protogeometrico, la figura umana e quella animale sono del tutto assenti. In questa fase, infatti, la decorazione è esclusivamente basata sull'uso di righe e forme. Successivamente, in quello che verrà definito geometrico pieno o maturo, iniziano a comparire anche figure umane e animali, seppur in forma molto semplificata e stilizzata, tanto da essere definite "figure a silhouette" per via della riduzione dei soggetti a sagome nere e poco naturalistiche.

Cratere n. 990 – Museo Archeologico Nazionale di Atene

Nel corso del periodo geometrico poi le dimensioni dei vasi vanno aumentando e si diversificano a seconda della funzione. Si pensi a come i vasi funebri tendono ad essere più grandi, mentre gli unguentari o i vasi destinati a contenere oli profumati sono di dimensioni più ridotte. La decorazione stessa segue la forma del vaso, sottolineandone le proporzioni; ad esempio nelle parti più ampie si trovano fasce nere più spesse che ne vanno ad accentuare le curve.

Un esempio significativo di vaso del periodo geometrico è il cosiddetto "Vaso del Dipylon", una ceramica databile intorno al 750 a.C., ritrovata nella zona del Dipylon (anche chiamata zona del ceramico), ad Atene, che all’epoca era utilizzata come necropoli ma che poi in periodo classico, quando la necropoli verrà spostata, sarà il quartiere dove si concentrarono le botteghe dei vasai. Questo vaso di grandi dimensioni, alto circa un metro e mezzo, proviene quindi da un contesto funebre (spesso i vasi di grandi dimensioni provengono da contesti funerari) e ciò si rispecchia anche dal suo contenuto. Oltre alla decorazione geometrica che ricopre quasi tutta la superficie dell'anfora, sulla pancia del vaso, nel punto di maggiore ampiezza, è raffigurata una scena figurata che rappresenta l'esposizione pubblica del defunto, un momento importante in cui il defunto veniva pianto dall'intera comunità. Le figure, molto semplici e geometriche, rappresentano il defunto disteso su un letto funebre - anche detto catafalco -, circondato da astanti in lacrime, tra cui si distingue un bambino che si aggrappa al baldacchino in un ultimo drammatico saluto al defunto. Non sappiamo esattamente come rappresentarlo, forse si tratta del bambino che piange sulla tomba del padre (anche se qualche archeologo, osservando l'abito del defunto, suggerisce che si possa trattare di una donna).

Dettaglio del Vaso del Dipylon, 750 a.C. circa, Museo archeologico nazionale di Atene

Nella seconda metà dell'VIII secolo a.C., il primato della ceramica si sposta da Atene a Corinto. Questo passaggio è fondamentale nella storia della ceramica greca, caratterizzata da un continuo alternarsi tra queste due città nel predominio della produzione ceramica. Corinto, più aperta rispetto ad Atene (che rimane invece legata al gusto geometrico) a nuove influenze provenienti dall'esterno, inizia progressivamente a introdurre nuove immagini e forme, provenienti dai contatti avuti con il vicino Oriente attraverso il commercio e l'espansione territoriale. Entra così nell'arte greca un nuovo mondo figurativo. Questo periodo è conosciuto come "orientalizzante" e si caratterizza per l’introduzione di figure mostruose e spaventose, inizialmente inserite in modo un po’ forzato nelle decorazioni rompendo l'armonia e l'ordine che aveva caratterizzato il periodo precedente, ma che poi col tempo trovano una convivenza più armoniosa con gli elementi geometrici. Alcuni elementi, come le scene di caccia, sopravviveranno anche alla fine della moda orientalizzante.

Con l’introduzione poi di nuovi colori, come il rosso e il bianco, i dettagli delle figure diventano man mano più curati rispetto al periodo geometrico. Le figure umane, animali e mostruose diventano da questo momento in poi i soggetti principali della decorazione, organizzata spesso in fasce orizzontali che possono raccontare sia storie coerenti che scene non necessariamente collegate tra loro. Uno degli esempi più noti di ceramica corinzia, sia per lo stato di conservazione che per l'alta qualità della decorazione, è sicuramente l'Olpe Chigi, un vaso databile introno al 640 a.C. ritrovato a Veio, vicino a Roma, e oggi custodito al Museo Nazionale Etrusco di Roma. Il vaso prende il nome da una delle principali famiglie toscane, la famiglia Chigi, che l'aveva nella sua collezione. Alto circa 30 cm (tutto sommato di piccole dimensioni), è decorato con una tecnica policroma molto raffinata e complessa nonché di chiara derivazione orientale. Nonostante le dimensioni modeste la raffinata arte corinzia permette di realizzare un meraviglioso apparato decorativo di altissima qualità. Nella fascia più alta della decorazione troviamo un corteo di opliti disposti nella nuova formazione a falange, probabilmente in un tentativo di rappresentare simbolicamente la forza militare della città. In quella centrale troviamo invece un corteo con un carro, cavalli e scudieri al fianco del quale troviamo una caccia al leone e, a completare la decorazione, il matrimonio tra Paride ed Elena di Troia e la scena mitologica del famoso giudizio di Paride stesso. Nel fregio più in basso troviamo un elemento tipico del gusto orientalizzante ossia una caccia alla lepre, compaiono poi anche una volpe e un cane da caccia tenuto al guinzaglio da uno dei presenti.

Dettaglio dell'Olpe Chigi

Un’altra importante innovazione introdotta dalla ceramica corinzia in periodo orientalizzante è lo stile "a figure nere", che consiste nel dipingere figure umane e animali con ampie campiture nere, arricchite di dettagli (ad esempio nelle vesti) incisi, quasi graffiati, tramite uno strumento dalla punta sottilissima per far emergere il colore rossastro della terracotta sottostante. Questo stile sarà fondamentale per lo sviluppo della ceramica attica che, alla fine del VII secolo a.C., riprende il primato abbandonando progressivamente lo stile geometrico che aveva reso la sua produzione ormai monotona e adottando nuove tecniche e influenze, a partire proprio dalle figure nere a cui si somma poi l'utilizzo di pittura bianca per andare a sottolineare ulteriormente alcuni dettagli (in quella che viene chiamata tecnica in bianco e nero). Durante questo periodo, in continuità con il periodo orientalizzante, quindi si assiste a un mutamento del gusto artistico: scompare il decoratissimo astratto che aveva caratterizzato il periodo geometrico a favore di una decorazione figurata e spesso narrativa attraverso la quale gli artisti cercavano di raccontare una storia (mitologica, legata a chi l'opera l'aveva commissionata ecc.).

Tra i ceramografi attici più importanti del periodo a figure nere, spicca sicuramente Exekias, noto non solo per la sua straordinaria abilità artistica ma anche per i temi innovativi che introduce nei suoi lavori. Pensiamo ad esempio al suicidio di Aiace, il grande generale dell'Iliade che vedendosi negare di ricevere le armi del defunto Achille, viene preso da una follia divina che lo porta a sterminare il bestiame dei greci. Quando riprendendosi si rese conto di quanto avvenuto, preso dalla vergogna decide di togliersi la vita gettandosi sopra la sua stessa spada. Questa scena così dura ed emotivamente molto forte viene ben rappresentata da Exekias che coglie Aiace, dopo essersi spogliato dell'armatura, nel mentre prepara la spada su cui si getterà a breve. Un'altra scena, sempre tratta dall'Iliade, che Exekias rappresenta è quella di Achille e Aiace che giocano a dadi, una scena in questo caso molto più fraterna rispetto a quella che abbiamo appena visto.

Suicidio di Aiace e la scena di Achille e Aiace che giocano a dadi

A partire poi dal VI secolo a.C., si sviluppa poi ad Atene la fortunatissima tecnica delle "figure rosse", in cui il fondo del vaso è dipinto di nero, lasciando emergere le figure nel colore naturale della terracotta. Questa nuova tecnica permette di raggiungere un maggiore livello di dettaglio, poiché i particolari possono essere dipinti a pennello piuttosto che incisi. Durante il periodo di transizione tra figure nere e rosse, alcuni ceramografi le adottarono entrambe, spesso sullo stesso vaso, offrendo un’interessante testimonianza del passaggio da un metodo decorativo all’altro. Inoltre, in questo periodo cambia anche la considerazione sociale del ceramografo, che inizia a essere visto come una figura più importante rispetto agli artigiani comuni. Molti iniziano quindi a firmare le proprie opere e a guadagnare una certa notorietà, accumulando anche una discreta fortuna economica.

Hydria decorato a figure rosse

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